Prima di tutto dobbiamo doverosamente ribadire che il Cane di San
Bernardo moderno oltre a svolgere in molti paesi non solo europei una normale attività di cane da
valanga, ha incrementato e affinato la sua opera come «cane da catastrofe» con risultati eccellenti
nelle più difficili condizioni di impiego. Peccano dunque di disinformazione coloro che affermano il
contrario e cioè che l'attuale San Bernardo sarebbe un'entità «statica» assolutamente inutile.
Ognuno di noi è libero di esprimere le proprie opinioni ma che questo debba avvenire in dispregio
della verità, è inammissibile.
La realtà dei fatti non può essere così superficialmente cancellata!
(A sinistra): Padre Gratien Volluz, priore dell'Ospizio del Sempione e guida alpina,
con la sua cagna Hella addestrata per il soccorso integrale (anni '60)
(A destra): la cagna guida del Gruppo di lavoro del Club Italiano San Bernardo
in una prova che dimostra il suo coraggio e la sua abilità
Va rilevato comunque che il soccorso alpino, così com'è organizzato attualmente, ha ridotto al minimo
la responsabilità del cane, in quanto ormai l'uomo svolge personalmente tutto il lavoro, coadiuvato da
perfezionati mezzi meccanici quali elicotteri, motoslitte, gatti delle nevi, escavatori, radiotelefoni,
sonde, rilevatori acustici e termici, trivelle, ecc. Il compito del cane, che normalmente viene
trasportato sul posto per via aerea, consiste nell'esplorare brevemente un'area imitata, tant'è che
molte razze, anche non da montagna, possono essere utilmente impiegate (ad esempio il pastore tedesco).
In altre parole sono i mezzi tecnici inventati dall'uomo che hanno surrogato il cane di San Bernardo in
montagna, non altre razze canine, come alcuni erroneamente sostengono, così come il motore a scoppio ha
sostituito la trazione animale. L'attività di un vero cane da soccorso in montagna (preminente fino
alla IIa Guerra Mondiale) può svilupparsi al giorno d'oggi soltanto qualora, per motivi ambientali,
meteorologici o logistici, vengano meno le attuali forze tecniche e si riproducano le condizioni di
un tempo quando il cane, spesso da solo, era costretto a lottare contro la natura avversa.
Soltanto in queste circostanze, che implicano da parte dell'animale un impegno al limite della
sopravvivenza, è possibile capire e valutare l'azione del San Bernardo come cane da lavoro in alta
montagna e l'assoluta inadeguatezza di ogni altra razza.
(A sinistra): gruppo a pelo corto. Prop.: All.to Del Soccorso
(A destra): la testa da manuale della Camp. Int. It. Alma del Soccorso (anni sessanta)
Il cane di San Bernardo, nel periodo classico dei salvataggi, come abbiamo visto, faceva quasi tutto
individualmente, usciva in perlustrazione percorrendo per intere giornate la montagna, seguendo le
piste sepolte sotto la spessa coltre nevosa con infallibile istinto, evitando crepacci e precipizi.
Pervenuto al luogo di caduta della valanga (spesso dopo ore di cammino) e percepita la presenza di
persone sepolte anche ad oltre tre metri di profondità, scavava lui stesso la galleria fino ad arrivare
all'infortunato che a volte estraeva da solo, rianimava, ristorava e trasportava al più vicino rifugio.
Negli altri casi si precipitava all'Ospizio per chiedere aiuto. Per poter svolgere funzioni di tal
genere il cane doveva essere dotato di queste caratteristiche: eccezionale olfatto, straordinario
senso d'orientamento e capacità di evitare la caduta di valanghe durante il percorso d'avvicinamento
e di ritorno (dopo le prime osservazioni del De Saussure e degli stessi monaci, rigorose prove
scientifiche hanno evidenziato come i cani di questa razza possano segnalare con parecchi minuti
d'anticipo l'arrivo di una tormenta di neve o la caduta di una valanga). In poche parole il San Bernardo
è in grado di percepire onde sonore con frequenze al di sopra dei 20 kHz (che è il limite della specie
umana) con punte fino a 80/100 kHz (quindi suoni provenienti da una distanza 4 o 5 volte superiore a
quella massima per l'uomo). Ciò significa che i cani possono avvertire l'impercettibile onda sonora
provocata dallo spostamento d'aria che precede di diversi minuti la caduta vera e propria della slavina,
conseguente al distacco di masse nevose dalle più alte quote. Abbiamo visto che il San Bernardo è uno
dei cani maggiormente dotati per quanto concerne l'olfatto, non solo per i tests sperimentali eseguiti,
ma per l'ampiezza in rapporto al soma della membrana di Schneider (in particolare della sua parte
superiore o «locus luteuz di Ecker») e, come detto, per i seni frontali più sviluppati che in qualsiasi
altra razza da lavoro, tali cioè da consentirgli il già menzionato ampissimo teleolfatto.
La multisecolare selezione non soltanto ha affinato al massimo nel «Gigante delle Alpi» l'apparato
olfattivo, ma l'ha reso idoneo a funzionare nell'atmosfera rarefatta dell'alta montagna. Secondo
recentissimi studi (riportati anche dallo scienziato Desmond Morris) il San Bernardo sarebbe
in possesso (unico della specie) di cellule olfattive simili ai raggi infrarossi (ciò gli consentirebbe
di percepire le onde termiche emesse da corpi caldi, e quindi ancora in vita, anche sotto neve o macerie).
Va inoltre aggiunto che il San Bernardo è in grado di camminare giorno e notte sul ghiaccio, senza
bloccarsi per ferita ai cuscinetti plantari come avviene per altre razze non da montagna (ad es. il
pastore tedesco). Per di più nessun cane sa muoversi come il San Bernardo sulla neve, anche quando è
molto alta, sia per la conformazione degli enormi piedi che per l'ampiezza toracica. Senza contare
gli angoli aperti del posteriore che gli permettono una congrua spinta in salita. Infine la mole del
cane è un imprescindibile coefficiente sia per sviluppare una potenza adeguata al lavoro da svolgere,
sia per conferirgli maggior resistenza e difesa contro le intemperie (una nota legge di fisica
termodinamica dice che «la resistenza al freddo è tanto maggiore quanto più la superficie del corpo,
in rapporto alla massa, è minore»), ciò naturalmente a prescindere dal mantello che, nel San Bernardo,
come nel Pirenaico, nel Mastino del Tibet, ecc. è proprio di un cane da montagna. Per effetto di
questa legge un Irish Wolfhound di 90 cm al garrese, avente ovviamente una massa minore d'un San
Bernardo anch'esso di 90 cm, avrà una superficie corporea maggiore in rapporto alla massa e, di
conseguenza, soffrirà il freddo molto di più.
L'elicottero del Gruppo di lavoro del Club Italiano San Bernardo
fa scendere
i cani sul ghiacciaio del Monte Bianco (inverno 1989)