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| Una premessa importante | |||||||||||||||||||
Le dimensioni decisamente notevoli del san bernardo potrebbero far
pensare che questa sia una razza dalla diffusione assai limitata, e che gli allevatori fatichino
addirittura a vendere i loro cuccioli: dopotutto non possono essere molte le persone in grado di
tenere un gigante in giardino!
Questo in parte è vero: ma la situazione reale è molto più complessa delle apparenze.
Certo, le richieste di cuccioli sono piuttosto limitate (nel nostro Paese sono poco meno di mille all'anno): ma i cuccioli di alta qualità non arrivano neppure lontanamente a questa cifra. Gli allevatori riescono a coprire solo parte delle richieste, perché questa è una razza particolare: per lavorare in modo corretto bisogna avere pochi cani, produrre poche cucciolate e seguirle con la massima cura. Ciò significa che la media di un buon allevamento è di due-quattro cucciolate l'anno, per un totale di tre-quattrocento cuccioli. Se la richiesta è di mille, ecco che si apre un ampio spazio per chi "sforna" cuccioli a puro scopo commerciale, e purtroppo anche per chi acquista e rivende cani provenienti dai Paesi dell'Est. In questa razza entrambi i casi sono drammatici: infatti, per produrre molti cuccioli di san bernardo a scopo commerciale, ci sono solo due vie. O si tengono molte fattrici, o se ne tengono poche a cui si fanno fare molte cucciolate. Mantenere molte cagne di san bernardo, ovviamente, non è il miglior sistema per guadagnare soldi facili: quindi gli "pseudoallevatori" scelgono sempre la seconda via, quella di sfruttare al massimo un basso numero di fattrici. Questo è contrario a qualsiasi etica di allevamento, e chiunque ami gli animali inorridisce all'idea: ma purtroppo i "cagnari" lo fanno, e questo accade per tutte le razze. Più cresce la taglia del cane, però, e più si sentono gli influssi negativi di questa triste abitudine: perché le cagne più grandi faticano proporzionalmente di più a partorire, ad allattare, a riprendersi tra una cucciolata e l'altra e così via. Se una cagna di taglia media che viene coperta due o tre volte di fila si limita a deperire un po', ma riprende le forze in tempi relativamente brevi, fare accoppiare una cagna di san bernardo due volte all'anno per due o tre anni consecutivi equivale a ridurre a metà la durata e la qualità della sua vita: ma la cosa non interessa il "cagnaro", perché per lui la cagna è una fonte di reddito e non certo un essere vivente. Nel momento in cui non ce la fa più a fare cuccioli, gli sta benissimo che muoia: questo gli evita di sostenere ulteriori spese per la sua alimentazione. Sfruttare una cagna gigante, però, non significa distruggere solo lei: significa anche far nascere cuccioli debilitati. I cuccioli giganti hanno bisogno di moltissime energie vitali nelle prime settimane di vita, perché la loro crescita è rapidissima e l'incremento ponderale è addirittura impressionante: ma queste energie non possono provenire dal latte di una cagna in cattivo stato, e lo svezzamento approssimativo che viene eseguito nei canili commerciali non migliorerà certo le cose. L'allevamento di un cucciolo di san bernardo è molto diverso da quello di un cucciolo di taglia piccola o media: non basta certo aumentare le razioni in proporzione al peso del cane. Per crescere bene una cucciolata di giganti bisogna controllare continuamente il rapporto tra quantità e qualità del cibo e le reazioni dei cuccioli: vanno osservati parametri come il rapporto età/altezza/peso, la lucentezza del pelo, lo sviluppo delle ossa e dei muscoli. E queste osservazioni vanno fatte per ogni singolo cane, perché ogni individuo, in una cucciolata, può reagire in modo diverso anche alla stessa alimentazione. Credete possibile che una persona interessata solo al guadagno dedichi tutte queste attenzioni a una cucciolata? La domanda è retorica, e non c'è neppure bisogno di rispondere! Che succede, dunque, se si acquista un cucciolo allevato a solo scopo di lucro? Succede, semplicemente, che ci portiamo a casa un cane che ha subìto un danno irreversibile e irrimediabile. Un cane di taglia piccola o media, allevato male nei primi due mesi di vita, può essere ancora recuperato (almeno al novanta per cento) se il nuovo proprietario passa a un'alimentazione curata, alle giuste integrazioni vitaminico-minerali e così via. Per il gigante non è più possibile, perché in sessanta giorni di vita la sua crescita avrebbe dovuto essere eclatante. Se "resta indietro", un cucciolo di questa razza non può essere riportato al giusto sviluppo: non è possibile infatti somministrargli una "dose di recupero", che si dovrebbe unire a quella (già di tutto rispetto) che gli serve per continuare a crescere: un'operazione del genere potrebbe addirittura uccidere il cane. E fin qui abbiamo parlato di cuccioli allevati (male) nello stesso Paese in cui vengono acquistati. Per capire ciò che significa acquistare invece un cucciolo proveniente dall'Europa dell'Est, bisogna pensare agli stessi infelici cani nati da una madre in cattive condizioni, svezzati e alimentati in modo inadeguato e inoltre staccati precocemente dalla madre, stivati su treni o Tir e costretti a lunghissimi viaggi in condizioni igienico-sanitarie ancor più precarie di quelle in cui si sono trovati fino a quel momento. Non servirebbe aggiungere altro: ma vorrei ancora ricordare che i cuccioli di importazione e i cuccioli dei "cagnari" non sono selezionati né dal punto di vista fisico (e si nota!) né da quello caratteriale (e infatti si sente parlare sempre più spesso di san bernardo timidi o mordaci: proprio questa razza, famosa nel mondo per la sua bontà e la sua dedizione all'uomo!). Ciliegina sulla torta: non viene effettuata alcuna selezione neppure sulle malattie genetiche (per esempio la displasia dell'anca), che hanno un'incidenza molto alta nei cani di grossa taglia, e la cui diffusione - trattandosi di malattie ereditarie, del tutto o in parte - può essere limitata solo da un accurato controllo dei riproduttori. Concludendo: la piaga dell'allevamento a scopo di lucro, unitamente a quella delle importazioni selvagge, è una vergogna per la cinofilia e un grave danno per tutte le razze pure. Ma se parliamo di razze giganti, e in particolare del san bernardo, il danno è moltiplicato per mille. Oggi in questa razza non esiste una "qualità media": esistono invece "la razza", quella seguita e curata dai migliori allevatori, e una sorta di "sottorazza" che col san bernardo non ha praticamente nulla da spartire: né fisicamente, né caratterialmente, né (purtroppo) dal punto di vista sanitario. I cani giganti, si sa, non sono mai molto longevi: ma un san bernardo ben allevato e ben curato arriva senza problemi ai dieci-undici anni di età (e talora li supera). Un cane "di serie B" (pur essendo quasi sempre più piccolo e più leggero di un cane corretto) difficilmente supera i sei-sette anni: ammesso, ovviamente, che ci arrivi... perché purtroppo una percentuale altissima di cani "di sottorazza" muore nei primi mesi di vita, o comunque prima di aver raggiunto l'età adulta. Tutto questo discorso non è sicuramente piacevole da fare, e non sarà stato neppure piacevole da leggere: ma era doveroso, perché acquistare uno "pseudo-san bernardo" significa subire una vera e propria truffa, ed è giusto essere informati per potersi regolare di conseguenza.
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| Dove acquistarlo | |||||||||||||||||||
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Per chi desidera un cane ci sono tre possibilità di scelta: in un allevamento, da un privato o in un negozio. Se avete letto la "premessa importante" a questo capitolo avrete già capito che per questa razza la scelta è quasi obbligata: ma approfondiamo ancora un po' il discorso, per non lasciare spazio a malintesi ed equivoci. In un allevamento Per prima cosa, è importante distinguere tra "buon" allevamento e "allevamento" senza aggettivi: nel secondo novero, infatti, potrebbero rientrare alcuni dei produttori di cuccioli a scopo di lucro di cui abbiamo parlato in precedenza. Ma come si distingue un "buon" allevamento? Innanzitutto dall'affisso, ovvero il nome che attesta il riconoscimento dell'Ente Nazionale Cinofilia Italiana: ma purtroppo non basta neanche questo, perché l'ENCI richiede determinate garanzie solo per concedere l'affisso. In seguito non è in grado di controllare l'uso che ne viene fatto, quindi la triste realtà è che oggi esistono anche "cagnari" senza scrupoli che possono fregiarsi di un affisso ENCI. Per capire se ci troviamo nell'allevamento giusto occorrerà fare qualche altra indagine: accertandosi, per esempio, che l'allevamento sia specializzato nella razza. Nessun cagnaro alleva "soltanto" san bernardo: la specializzazione è una prerogativa dei veri appassionati (e lo si capisce dal fatto che non consente grandi guadagni). Diffidate, quindi, di chi propone "cuccioli di tutte le razze", magari "con spedizione in tutta Italia, isole comprese": un vero allevatore non spedirebbe mai i cuccioli come pacchi postali, senza neppure conoscere il futuro acquirente.
Osservate lo spazio a disposizione dei cani: allevare bene il san bernardo significa tenere i cani all'ombra, su un terreno naturale (mai su cemento o piastrelle), e ovviamente dare a ogni cane lo spazio sufficiente. Un altro importante metro di valutazione è il "terzo grado" che ogni buon allevatore fa al futuro cliente: chi accetta di vendervi un cane senza neppure sapere com'è composta la vostra famiglia, se avete un giardino, se avete altri cani e così via non ama i suoi cuccioli, non si interessa al loro futuro e quindi non può essere un allevatore di qualità. Da un privato Nella stragrande maggioranza dei casi, il privato che decide di far coprire la propria femmina è un appassionato che si farà in quattro per tirar su cuccioli sani e felici, curandoli come se fossero... figli suoi. Purtroppo ci sono due possibili rischi: uno riguarda la qualità dei riproduttori, l'altro l'inesperienza del privato stesso. Papà e mamma dei cuccioli, ovviamente, sono i diretti "responsabili" del loro livello di bellezza, doti caratteriali e così via: ma talora accade che un privato (che in quanto tale non è un esperto) ritenga di avere in casa la migliore cagna del mondo, mentre così non è. Per ogni padrone "innamorato" il suo cane non ha rivali: è sempre il più bello, il più bravo, il più intelligente, il più... tutto! Questo è comprensibilissimo, e lo trovo anche molto bello. Purtroppo, come abbiamo detto, in questa razza non esistono "vie di mezzo": la realtà attuale è composta di cani eccezionali contrapposti a cani di infimo livello. Se il privato adora la sua cagnona, ma se questa appartiene al secondo tipo, i suoi cuccioli purtroppo non saranno molto migliori di lei. Certamente questa cucciolata riceverà le cure migliori, sarà seguita con amore e passione e non presenterà gli stessi problemi di cui abbiamo parlato riferendoci ai cagnari e agli "importatori selvaggi": ma se la madre (o il padre) sono brutti cani, avremo di fronte brutti cuccioli. Naturalmente esiste la possibilità diametralmente opposta: e cioè quella di un privato che ha acquistato una buona cagna da un buon allevamento e magari l'ha fatta coprire da uno stallone dello stesso livello. In questo caso potremmo trovare ottimi cuccioli a un prezzo leggemente inferiore di quello praticato dall'allevatore. Solo "leggermente", non fatevi illusioni: chi possiede cani di alta qualità è perfettamente conscio del valore dei cuccioli, e non è affatto disposto a svenderli. In ogni caso l'acquisto da un privato, sotto l'aspetto economico, ha alcuni innegabili vantaggi dovuti a una serie di fattori: - il privato non ha gli stessi costi gestionali di un allevatore; - deve vendere i cuccioli senza affisso, ovvero senza quel "cognome" che sul pedigree equivale a un "marchio di qualità"; - spesso ha bisogno di sistemare i cuccioli in fretta, perché un normale giardino può ospitare tranquillamente una san bernardo... ma una san bernardo con famiglia comincia ad aver bisogno di spazi davvero immensi. Per tutti questi motivi è probabile che un privato venda i cuccioli a un prezzo interessante. Attenzione, però, al secondo possibile problema: non essendo un allevatore esperto, il privato potrebbe commettere errori, anche se in perfetta buona fede. Abbiamo visto quanto sia difficile allevare bene una cucciolata di san bernardo: a volte non bastano amore e buona volontà. Quindi, se pensate di acquistare il cucciolo da un privato: - accertatevi che i genitori del cane siano
di buon livello (prima di tutto osservandoli; poi
facendovi mostrare i loro pedigree e informandovi sui loro eventuali risultati in esposizione,
se ne hanno frequentate);- informatevi a fondo sul modo in cui sono stati seguiti e curati i cuccioli (svezzamento, alimentazione, vaccinazioni ecc.). Se avete l'impressione che non tutto sia stato svolto a regola d'arte, è meglio pensarci su. Potrebbero aspettarvi grossi problemi. In un negozio di animali (pet-shop) È difficilissimo affrontare con serietà questo argomento e dare buoni consigli: perché esistono ottimi negozi e pessimi negozi, e generalizzare è impossibile. Ci sono molti negozianti serissimi, che amano e rispettano profondamente gli animali: per questo non sarebbe giusto dichiarare perentoriamente: "State alla larga dai pet-shop". D'altro canto, non si può nemmeno dire: "Comprate tranquillamente il vostro cane in un negozio". Perché è proprio in negozio che vengono venduti i famigerati cuccioli dell'Est e molti altri cani prodotti a scopo di lucro. L'unica cosa che posso fare è cercare di aiutarvi a distinguere i "buoni" dai "cattivi": il che non è poi così difficile, specie se si parte dal presupposto che esigere garanzie è un diritto di ogni acquirente, e non certo un insulto al negoziante.
Per prima cosa, però, diciamo che i negozi seri non hanno cuccioli sempre pronti "chiavi in mano" e soprattutto non tengono i cuccioli in vetrina. Il negoziante che ama gli animali sa benissimo che la vetrina è un luogo igienicamente inidoneo, e addirittura deleterio se è esposto al sole o ad altri agenti atmosferici dannosi (smog, per esempio). Quindi il negoziante serio non espone "oggetti da vendere", ma normalmente si limita a fungere da tramite tra l'acquirente e privati altrettanto seri, o allevamenti di qualità. Nel caso del san bernardo il discorso è un po' diverso: perché, come abbiamo visto, i migliori allevatori producono pochi cuccioli e hanno centinaia di richieste. È assolutamente impensabile che a queste persone "avanzino" cuccioli da affidare alla mediazione del negoziante: quindi, per questa razza, i negozianti seri tratteranno soltanto cucciolate private. A questo punto i "pro" e i "contro" sono esattamente gli stessi visti nel paragrafo che riguardava il privato: la differenza a favore del negozio sta nel fatto che il titolare potrebbe avere contatti con diversi privati (anche attraverso i veterinari) e quindi potrebbe trovare un cucciolo senza costringervi a lunghe ricerche e magari a lunghi viaggi. Ma come ci si può accertare che il cucciolo provenga davvero da un privato affidabile, e non da qualche grossista senza scrupoli? Semplice: si pretende un atto di vendita, messo per iscritto e regolarmente firmato. Fatevi scrivere la provenienza esatta del cane, il nome dei genitori, la data esatta di nascita, una garanzia sull'iscrizione del cucciolo al LOI (Libro Origini Italiano, gestito dall'ENCI). Scappate come lepri se vi dicono che il cucciolo non è iscritto al LOI, ma che ha un "pedigree internazionale": questa dicitura "suona bene" e sembra addirittura qualcosa "in più" di un semplice pedigree "nazionale", ma nasconde una truffa bella e buona. I cosiddetti "pedigree internazionali" (non volturabili al LOI) sono semplici pezzi di carta con valore pari a zero, rilasciati da associazioni (o sedicenti tali) non riconosciute dalla FCI (Federazione Cinologica Internazionale, cui l'Enci è affiliato). In altre parole si tratta di pedigree fasulli, fabbricati a uso e consumo dei clienti più ingenui. Nell'atto di vendita farete scrivere anche le cure che il cucciolo ha ricevuto fino a quel momento: vaccinazioni, sverminazioni e così via. E chiederete una garanzia sanitaria di almeno quindici giorni (che equivalgono al tempo medio di incubazione) contro cimurro, epatite, leptospirosi e parvovirosi: se il cucciolo contrae una di queste malattie, il negoziante si impegnerà a restituirvi l'intera somma pagata. Poiché un cucciolo regolarmente vaccinato non corre alcun rischio, il negoziante non dovrebbe tirarsi indietro: se lo fa, salutatelo per sempre. | |||||||||||||||||||
| Con o senza pedigree? | |||||||||||||||||||
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C'è chi pensa di poter risparmiare acquistando un cucciolo senza pedigree, visto che non è interessato alle esposizioni e che non vuole un campione di bellezza, ma solo un compagno per la propria famiglia. Bisogna fare però alcune considerazioni: Un san bernardo senza pedigree potrebbe avere l'aspetto di un vero appartenente alla razza (almeno agli occhi di un profano) ed essere invece il risultato di un incrocio. Il discorso cambia solo nel caso in cui un allevamento si offra di cedere a prezzo ridotto, e senza consegnare il pedigree, un cucciolo con problemi che lo escludono dalle esposizioni (per esempio la mancata discesa di un testicolo): in questo caso avremo sicuramente un "vero" san bernardo, che potrà essere un ottimo compagno di vita anche se non potrà mai salire sul "ring" espositivo di una mostra canina. | |||||||||||||||||||
| E se lo volessimo più grande? | |||||||||||||||||||
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Il cucciolo non è l'unica scelta possibile per chi vuole un cane. Certamente non ci sono alternative se vogliamo seguire il nostro cane dal primo all'ultimo istante della sua esistenza, goderci le sue prime scoperte, "plasmare" il suo carattere sui nostri ritmi di vita; ma se abbiamo problemi di tempo, se tremiamo solo all'idea di una pipì sul tappeto e se "subiamo" la scelta di un cucciolo solo perché crediamo che si affezioni più di un cucciolone o di adulto, siamo in errore. Il cane si affeziona nello stesso identico modo a tutte le età: l'unica differenza sta nei tempi. Al cucciolone potranno servire due o tre settimane, all'adulto molto di più (specie se aveva un ottimo rapporto col padrone precedente): ma il risultato finale (sempre che noi siamo all'altezza della situazione) sarà sempre un cane che ci darà tutto il suo cuore, la sua dedizione e la sua fedeltà. A chi pensa che un cucciolo ponga troppi problemi, potrà essere utile esaminare il prospetto riassuntivo seguente, che esamina alcuni "pro e contro" relativi al cucciolone e all'adulto.
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