La prima educazione
La prima educazione
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Il san bernardo, normalmente, non va "addestrato"...   Il san bernardo, normalmente, non va "addestrato", a meno che non si voglia fare di lui un cane da soccorso. In questo caso dovrebbe imparare esercizi specifici, anche molto complessi, che richiedono l'opera di professionisti: ma il novanta per cento delle persone che scelgono questa razza non desidera un cane da lavoro, desidera semplicemente un compagno.
  "Compagno", però, non significa "padrone di casa che fa tutto ciò che vuole e quando vuole": gigante o no, il san bernardo resta un "cane", ovvero un amico simpaticissimo e dolcissimo che dovrebbe restare in ogni caso sotto il controllo del padrone.
  È difficile "controllare" un amico di cento chili? Forse sì. Ma il cucciolo che abbiamo appena portato a casa non pesa ancora cento chili ed è abbastanza "maneggiabile", anche se non lo potremmo proprio definire "maneggevole".
  Dal punto di vista fisico, dunque, abbiamo ancora... qualche possibilità: ma soprattutto dobbiamo badare al lato "psichico" del cucciolo, cercando di capire come la pensa.
  Ogni cucciolo, nella sua nuova famiglia, non vede delle persone ma dei "cani a due zampe": lui infatti è convinto che apparteniamo tutti alla stessa specie, anche se ci divide qualche "piccola" differenza morfologica.
  A questo punto bisogna distinguere tra cani più "lupini", e quindi fortemente gerarchici, e cani meno gerarchici. I primi, infatti, ritengono che la famiglia equivalga a un "branco" e accettano l'autorità di chi si comporta da "capo", mentre mettono in discussione coloro che ritengono pari, o addirittura inferiori, gerarchici.
  Il san bernardo (come tanti altri molossoidi) non è un cane molto gerarchico: pur discendendo dal lupo come tutti i suoi simili, nel corso dei secoli ha perso molta della sua "lupinità", perché la sua vita non aveva più molto a che vedere col concetto di "branco".
  Il san bernardo è vissuto soltanto con l'uomo, a strettissimo contatto con lui: ma non "sottomesso" a lui.
  Ai cani da soccorso, infatti, non si può "ordinare" con la forza (fisica o psicologica che sia) di ritrovare un viandante scomparso: perché se il cane non ci obbedisse, noi non avremmo alcuna possibilità di portare a termine l'operazione.
  L'uomo può solo "chiedere" al cane di aiutarlo: ma dal momento in cui inizia l'operazione di soccorso, in pratica è il cane che comanda, mentre l'uomo "obbedisce" seguendo le indicazioni del suo grande amico a quattro zampe.
  Dopo secoli di selezione svolta in questo senso, appare evidente che il san bernardo non vede più in noi un "capobranco" a cui obbedire pedissequamente: se continua a darci retta, è soltanto per amore.
  Questa razza, se volesse, potrebbe fare di noi ciò che più le aggrada: anche mangiarci a colazione. Avrebbe il fisico e l'intelligenza necessari per farlo, se ne avesse voglia: e invece ha scelto di restare al nostro fianco e di lavorare con noi. È ancora disposto a rischiare la vita per salvare le nostre: e a volte mi chiedo - e me lo chiedo sul serio - quale valga di più.
  Pensando a tutto questo, la prima parola che mi viene in mente (e che spero venga in mente a tutti) è rispetto.
  Un cane così va rispettato e onorato per ciò che è e per tutto ciò che ci dà: il titolo di "santo" che gli hanno attribuito gli inglesi è sicuramente adeguato.
  Purtroppo, se il cane da montagna può essere lasciato libero di guidare e "comandare" i suoi aiutanti umani, il cane che vive nella società umana non può avere la stessa libertà.
  Lui deve muoversi e agire all'interno di regole fatte dagli uomini, che un'intelligenza canina (per quanto superiore) non potrebbe capire: quindi siamo noi i responsabili di ciò che fa.
  E questo significa ribaltare nuovamente i ruoli, con l'uomo che comanda e il cane che obbedisce: ma poiché non sarebbe possibile (e neppure giusto) "forzare" il cane a questa obbedienza, dovremo farci rispettare rispettandolo, insegnargli mentre impariamo da lui, in quello scambio alla pari di amore e di dedizione che rende impagabile il rapporto con un san bernardo, e in un certo senso lo differenzia da qualsiasi altro rapporto "cane-padrone".
  In questo capitolo parleremo dell'educazione del cucciolo: perché il san bernardo deve essere un cane L'approvazione si dovrà tradurre in coccole... gestibile, e per esserlo deve obbedire almeno agli ordini di base (come "seduto!", "piede!" o "resta!") che ci permettono di avere il giusto controllo su di lui.
  Ma come si ottiene l'obbedienza di un cane non gerarchico, e per di più molto più forte di noi fisicamente? Come già detto più volte, conquistando il suo rispetto e la sua fiducia (oltre all'amore che ci darà in ogni caso, solo perché ha un cuore grande così): "spiegandogli" che ci farà felici e che verrà premiato se si comporterà in un certo modo, mentre ci darà un grosso dispiacere se si comporterà nel modo opposto.
  E questo è praticamente tutto. Poiché ha una mente sveglia e prontissima, e soprattutto ci ama, il san bernardo farà tutto il possibile per compiacerci.
  Noi, però, dovremo ricordare che il cucciolo... non capisce l'italiano, anche se è un "genio" canino: quindi dovremo sforzarci di parlare un linguaggio comprensibile.
  Gli ordini vocali, brevi e sempre uguali, dovranno essere accompagnati da gesti altrettanto chiari e semplici. La nostra riprovazione dovrà essere espressa con un deciso "no!", mentre l'approvazione si dovrà tradurre in coccole, carezze e premi senza limiti.