La gravidanza e il parto
La gravidanza e il parto
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La femmina   Prima o poi tutti i proprietari di una bella femmina desiderano farle avere una cucciolata: ma la scelta, anche in questo caso, dev'essere razionale e ben ponderata.
  Non bisogna far riprodurre la cagna perché si pensa che essa "debba" partorire almeno una volta nella vita: questa è soltanto una credenza popolare senza alcun fondamento scientifico.
  La cagna che non ha figli vive tranquilla, felice e sana esattamente come quella a cui si fa fare una cucciolata.
  Uno studio statistico ha dimostrato che l'incidenza di tumori all'utero è leggermente più bassa nelle femmine che hanno diverse cucciolate, come quelle che vivono in un allevamento: ma tra la cagna che non ha mai partorito e quella che ha partorito una volta non c'è alcuna differenza.


Cuccioli sì, cuccioli no

  Prima di decidere per l'accoppiamento del nostro cane, soffermiamoci un attimo a valutare i pro e i contro. Soprattutto, diamo una risposta ai seguenti quesiti:

  • Se abbiamo una femmina:
a) la cagna è sana e in buona forma?
b) è esente da displasia e da altre tare ereditarie?
c) ha un carattere equilibrato?
d) ha già l'età giusta per affrontare una gravidanza (almeno due anni)?
e) ha ancora l'età giusta per affrontare una gravidanza (meno di quattro anni)?
f) siamo al corrente del fatto che il parto e la successiva assistenza alla cucciolata di una san bernardo
    richiederanno cure e attenzioni particolari?
g) abbiamo un'idea precisa su come e dove sistemare i futuri cuccioli? Se abbiamo un maschio

  • Se abbiamo un maschio:
a) il cane è sano e in buona forma?
b) è esente da tare ereditarie?
c) ha l'età giusta per diventare un riproduttore (almeno 18 mesi)?
d) ha un carattere equilibrato?


  Se la risposta a una sola di queste domande è "no", è meglio evitare l'accoppiamento.
  Un allevatore avrebbe inserito un'ulteriore domanda, e cioè questa: "Il cane è bello, tipico e in grado di dare un buon contributo alla razza?".
  Anche il privato, teoricamente, dovrebbe porsela: ma in fondo non è un grave delitto far avere una cucciolata a un cane che non è proprio la dimostrazione vivente dello Standard. L'importante è che i cuccioli vengano allevati con amore (e con cognizione di causa) e ceduti a un giusto prezzo, senza cercare di farli passare per futuri campioni.


Se abbiamo deciso per il "no" e abbiamo una femmina

  Il sistema migliore per impedire a una cagna di accoppiarsi... è tenerla sotto controllo!
  Anticoncezionali e "pillole" varie sono ancora in una fase iniziale di studio per il mondo canino, e quelli attuali sono vere e proprie "bombe" ormonali che possono danneggiare seriamente l'apparato riproduttivo della cagna.
  Se il "misfatto" fosse già avvenuto, è possibile rimediare entro quattro giorni portando la cagna dal veterinario, che le praticherà un'iniezione abortiva. Questa ha l'effetto di far ricomparire quasi immediatamente il calore, quindi bisognerà aumentare la vigilanza per evitare un ulteriore accoppiamento.
  Attenzione: questa sorta di "pillola del giorno dopo" non può essere usata come anticoncezionale abituale. La dose di ormoni è molto elevata e non fa certo bene alla cagna: quindi va bene in caso di emergenza, ma non bisogna assolutamente abusarne.


Se abbiamo deciso per il "no" e abbiamo un maschio

  Dovremo cercare di evitare le sue "fughe" d'amore, impedendogli di girovagare libero.
  Non si deve pensare che il maschio abbia il diritto di ingravidare tutte le femmine in calore che trova: questo atteggiamento è incivile.
  Permettere a un maschio di coprire qualsiasi cagnetta passi per strada contribuisce ad aumentare il già grave fenomeno del randagismo; e non bisogna pensare che un gigante non possa coprire una femmina di piccola taglia. Ci riesce, eccome: ma poi la cagna avrà problemi di parto, anche molto gravi.
  Ricordiamo che i cani sono capaci di escogitare i trucchi più impensati per riuscire a coronare il loro sogno d'amore, quindi è bene non fidarsi mai. Tenere sotto controllo gli ardori amorosi di un maschio fa parte delle responsabilità di un buon padrone.


cisb   IL CALORE
  Il ciclo sessuale della femmina attraversa diverse fasi: essa accetta il maschio solo durante l'estro, il cui inizio si manifesta con perdite di sangue che nel caso del san bernardo non passano certo inosservate.
  Nella fase iniziale, però, la cagna non accetta l'accoppiamento. Intorno al 9°-10° giorno le perdite diventano più chiare e cominciano a diminuire: attenzione, il calore non sta finendo! Al contrario, è da questo momento che la cagna comincia ad accettare il maschio.
  I giorni fertili solitamente sono quelli che vanno dal 10° al 14°, contando dall'inizio delle perdite ematiche.


cisb   L'ACCOPPIAMENTO
La femmina   Se è stato programmato un accoppiamento, specie se si deve compiere un lungo viaggio per far coprire la cagna da un riproduttore particolarmente interessante, conviene far eseguire dal veterinario lo striscio vaginale e/o il conteggio ormonale, per conoscere esattamente i giorni fertili.
  Quando arriva il momento giusto, è sempre meglio controllare i due partner ed eventualmente aiutarli, tenendo e sorreggendo la femmina per evitare traumi.
  In allevamento le cagne vengono solitamente disposte in un travaglio (come accade per cavalli e bovini), anche per evitare che il maschio si stressi troppo "inseguendo" la femmina e saltando su e giù quando lei si sposta, si siede e così via.
  Al di là di questi accorgimenti "logistici" i san bernardo si accoppiano solitamente in modo naturale: la razza è molto "sana" e gli istinti riproduttivi sono di ottimo livello.
  È rarissimo che si debba ricorrere all'inseminazione artificiale.
  Importante: in questa razza è assolutamente fondamentale che si conosca la data esatta dell'accoppiamento. Se la cagna, arrivata al termine della gravidanza, non partorisce in modo naturale bisogna ricorrere al taglio cesareo: aspettare anche un solo giorno in più può rivelarsi letale per madre e cuccioli.


cisb   LA GRAVIDANZA
  La gravidanza dura 62-63 giorni. Per il primo mese non si dovrà fare assolutamente nulla, perché la cagna deve mantenere il suo ritmo di vita abituale.
  Può passeggiare e giocare come sempre; non si dovrà neppure variare l'alimentazione.
  Al 35° giorno un bravo veterinario può dirvi se è avvenuto il concepimento, palpando l'addome della cagna. Attenzione: la diagnosi è più facile al 35° giorno che in quelli successivi, quando i feti cominciano a svilupparsi e non sono più "palline" ben riconoscibili alla palpazione. Se si vuole una diagnosi più precoce, alla terza settimana si può far eseguire un'ecografia, che avrà anche il pregio di dirci con buona approssimazione quanti cuccioli dobbiamo aspettarci.
  Al secondo mese di gravidanza la cagna comincia a ingrossarsi e il suo carattere può subire qualche variazione: diverrà più pigra, più "languida" e si stancherà più facilmente. Occorre diminuire progressivamente l'impegno fisico, e aumentare invece la razione alimentare, da un 15% (verso il quarantesimo giorno) a un 30% quando la gravidanza si avvicina al termine.
  È bene integrare la razione con alimenti ricchi di calcio (latte, formaggio) o aggiungere calcio in polvere.
  I segni premonitori del parto possono essere diversi: tutte le cagne cominciano a "preparare la tana" raspando e strappando con i denti coperte, stracci e tutto ciò che trovano a disposizione. Alcune, però, lo fanno solo in prossimità del parto, altre cominciano anche una settimana prima.
  L'unico segnale sicuro che il parto avverrà entro 24 ore è l'abbassamento della temperatura, che scende molto al di sotto dei valori normali: da 38-38,5 °C passa bruscamente a 37-37,5 °C.
  Prepariamoci quindi al lieto evento e allertiamo il veterinario.


cisb   LA SALA PARTO
  Una decina di giorni prima del "lieto evento" bisognerà allestire una "sala parto" funzionale, che può essere una cassa di dimensioni adeguate, costruita con tavole di legno.
  L'interno della sala parto dev'essere completamente liscio: bisogna controllare che non ci siano parti sporgenti, che eventuali chiodi non spuntino dalle tavole, che non vi siano fessure tra una tavola e l'altra: i neonati sono completamente ciechi, ma questo non impedisce loro di gironzolare per la sala parto... e di ficcarsi nei guai se solo se ne presenta l'occasione.
  La cassa va "corredata" con stracci e fogli di giornale, il tutto ridotto in piccoli pezzi per evitare che qualche cucciolo resti imprigionato (e magari soffocato) all'interno di uno straccio troppo grande. La cagna, raspando e mordendo, farà sicuramente la sua parte per preparare un "nido" sicuro: ma accertiamoci che tutto sia veramente ridotto ai minimi termini.
  Teniamo pronti alcuni grandi panni di scorta: la sala parto dev'essere sempre pulitissima. Gli stracci presenti al momento del parto saranno inutilizzabili, impregnati di sangue e liquidi amniotici: a parto concluso, quindi, andranno sostituiti con un unico panno morbido, da tendere bene ai lati per evitare che i cuccioli ci si infilino sotto. Per fissarlo al pavimento si può usare del nastro biadesivo molto forte; meglio evitare chiodi o graffette, a meno che non sia possibile piantarli dall'esterno.


  Sezione di una cassa da parto

bordo (in legno duro) aggettante
verso l'interno, antischiacciamento
per i cuccioli
fondo in moquette (intercambiabile)
 
sponda in legno massello
listello che consente alla base
il distacco dal pavimento
fondo in multistrato
sponda ribassata
per facilitare l'accesso
della fattrice


cisb   IL PARTO
  Quando inizia il parto, alcune cagne sono felici di avere accanto il padrone, altre ci faranno capire che preferiscono essere lasciate sole. In questo caso rispettiamo i desideri della cagna... a metà, non standole troppo addosso e non toccandola: ma restiamo assolutamente in zona e teniamo il veterinario a portata di telefono (meglio ancora se è presente).
  Il parto di una san bernardo non va mai lasciato a se stesso.
  Se la femmina non ci vuole tra i piedi resteremo a due o tre metri di distanza; se invece ha bisogno di noi potremo sederle accanto, accarezzarla e farle coraggio, specie se è alla sua prima cucciolata.
  Se tutto va bene, tra la rottura delle acque e l'uscita del primo cucciolo passerà da mezz'ora a circa un'ora, mentre l'intervallo tra un cucciolo e l'altro, in questa razza, può essere un po' più lungo.
  Se ci si accorge che la cagna è in difficoltà (sia all'inizio del parto che tra un cucciolo e l'altro) è bene far intervenire il veterinario.
  Le san bernardo hanno spesso i cosiddetti "parti languidi", con ritenzioni placentari tra un'espulsione e l'altra; e in caso di cucciolate numerose le contrazioni possono perdere tonicità, o addirittura cessare, dopo il 5°-6° cucciolo. In questi casi occorrerà una stimolazione chimica con la somministrazione di sostanze adeguate per iniezione.
  Controlliamo la posizione dei cuccioli quando appaiono: se compaiono la testa e i due arti anteriori distesi in avanti, tutto va bene. Va abbastanza bene anche la posizione podalica, che nel cane non implica grossi problemi: nei cani molto grandi, però, può portare qualche difficoltà.
  Il caso peggiore è quello in cui appare solo la testa, senza gli arti (il cucciolo li ha protesi all'indietro o lateralmente e possono causare un intoppo), o se appare una sola zampina: in questo caso, se le spinte della cagna non ottengono il risultato di espellere il cucciolo, occorrerà l'aiuto del veterinario.
  Il cucciolo nasce avvolto nel sacco amniotico, che la cagna subito lacera e ingerisce; ingerirà anche la placenta è tutto naturale e non le fa alcun male.
  Dopo aver rotto il sacco la cagna comincia a stimolare il cucciolo leccandolo con forza per farlo respirare: il neonato reagirà molto probabilmente con un piccolo strillo, che è segno di buona salute e di vigore neonatale. Alcuni cuccioli, però, non piangono affatto: anche in questo caso non dovremo preoccuparci, ma osservare il piccolo per vedere se dondola la testa lateralmente. Se lo fa, significa che è già in cerca delle mammelle: quindi è un tipo silenzioso, ma pienamente vitale!
  Man mano che vengono asciugati e stimolati, tutti i cuccioli cominceranno a dirigersi decisi verso le mammelle: se il parto è ancora in corso e se la cagna si agita molto, c'è il rischio che schiacci un cucciolo. Quindi, se la vediamo particolarmente nervosa, è meglio raggruppare i cuccioli già nati in una cassettina (stando vicini avranno più caldo e finiranno anche di asciugarsi), in attesa che la mamma si calmi: anche se stanno un paio d'ore senza mangiare, non corrono alcun rischio. La cassettina dovrà restare all'interno della sala parto, così che la cagna possa tener d'occhio i suoi piccoli: in caso contrario li cercherebbe disperatamente e si innervosirebbe ancora di più.
  Quando il parto è terminato, la cagna è visibilmente sollevata: rimettiamole accanto tutti i cuccioli, controlliamo che si attacchino alle mammelle e lasciamoli ciucciare per una ventina di minuti, poi togliamoli (vedi box "Come seguire la cucciolata nei primi giorni di vita" a pag. ...).
  A questo punto potremo mettere il guinzaglio alla cagna e portarla a sporcare: non vorrà venire, ma dovremo insistere. Potremo offrirle anche un po' di cibo (o meglio ancora, un bel litro di latte): se rifiuta, non insistiamo.
  Il giorno dopo controlliamole la temperatura: se ci fosse un rialzo bisognerà chiamare subito il veterinario.


cisb   COME SEGUIRE LA CUCCIOLATA NEI PRIMI GIORNI DI VITA
  Nei cani di taglia gigante, purtroppo, è frequente lo schiacciamento involontario dei cuccioli da parte della madre.
  Per evitare tragedie bisognerebbe sempre togliere i cuccioli dopo la poppata, chiudendoli in un piccolo box a parte che la madre possa tenere d'occhio (in caso contrario si dispererebbe, non trovando più i figli). Il box dovrà essere adeguatamente riscaldato: la soluzione ideale sono le lampade a raggi infrarossi che si trovano comunemente in commercio.
  I cuccioli andrebbero portati alla mamma ogni 2-3 ore per i primi quindici giorni, e ogni 4 ore dal sedicesimo giorno in poi. Si lasceranno con la madre (sotto la nostra sorveglianza) per 15-20 minuti, e poi torneranno nella loro "nursery".
  Durante la poppata è anche importante controllare che tutti i cuccioli abbiano la stessa possibilità di alimentarsi.