| La selezione morfogenetica | ||||||||||
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Prima di passare all'esame dei vari standards del San Bernardo e dei relativi commenti, crediamo di fare cosa utile al lettore chiarendo brevemente che cosa s'intende coi termini «standard» e «bellezza» in cinognostica, fornendo altresì alcuni elementi conoscitivi per comprendere meglio significati e scopi della selezione morfogenetica. Lo standard di una razza dovrebbe essere la descrizione dei suoi caratteri etnici in modo da orientare allevatori e giudici che alla razza stessa si dedicano. Disgraziatamente nel panorama mondiale gli standards in grado di fornire un quadro esatto della razza sono rari. Nel 95% dei casi essi rappresentano solo l'elenco dei capitoli di un copioso e dettagliatissimo libro che unicamente in decine e decine d'anni di quotidiana sperimentazione, cioé di costante lettura nel vivo della razza, è possibile conoscere. Parlare perciò di standard ai fini della selezione e del giudizio in esposizione è assolutamente restrittivo. Solo pochissimi standards, cioé quelli di compilazione italiana, fotografano in modo ortodosso la morfologia delle razze che descrivono. In genere esistono tre tipi di standard. a) Gli standards inglesi, cosiddetti «a maglia larga», noti, salvo eccezioni, per imprecisione e pressappochismo. Questi standards sono lontani le mille miglia dal cosiddetto «ritratto tipo»
I maligni dicono che gli inglesi, da buoni mercanti che vivono di rendita sulle glorie dei loro grandi allevatori del secolo scorso, si sono dati degli standards super-nebulosi per poter contrabbandare - particolarmente ai nostri numerosi esterofili - tanti loro cani da «pagliaio». Noi crediamo che in realtà gli allevatori inglesi abbiano una lunga, ferrea tradizione di allevamento che sopperisce alle carenze dello standard. In altri termini se in un cane vi sono qualità o difetti non previsti nello standard, ma contenibili nella tradizione, i giudici inglesi ne tengono conto. Il guaio accade quando giudici non inglesi, nella necessità di tappare i buchi (cioé di completare le carenze di standard), danno le più contrastanti interpretazioni. b) Gli standards francesi, olandesi, svizzeri, tedeschi ed anche statunitensi, che sono molto più precisi ed accurati di quelli inglesi soprattutto gli standards tedeschi), non sono sempre però tecnicamente ineccepibili e circostanziati. Molti di loro sono arcaici, empirici e formulati con terminologie ippologiche. Anche per le razze a cui fanno capo questi standards la tradizione vale più del contenuto. Questo l'abbiamo ben toccato con mano con la razza che da cinquant'anni alleviamo, razza che è svizzera ed ha uno standard immutato dal 1887, ben fatto per l'epoca, anzi avveniristico rispetto al materiale canino da cui è stato tratto, ma oggi assolutamente
Va sottolineato che anche nel caso di questa razza i migliori soggetti nel corso di oltre un secolo sono stati ottenuti più sulla base della tradizione sviluppatasi gradatamente fra gli allevatori e i giudici che sul testo dello standard, scritto fra l'altro in un tedesco arcaico e infarcito di vocaboli patois svizzero, vera gioia dei cultori di dialettologia. Un esempio fra i tanti: le arcate zigomatiche sono chiamate «hohen Backenteile uber» cioé «la parte alta delle guance di sopra». Particolarmente i San Bernardo del cosiddetto «periodo d'oro» (1920/40), cioé i migliori assoluti nella storia della razza, hanno sempre costituito il massimo esempio di cani da lavoro abbelliti perché i grandi allevatori dell'epoca avevano migliorato e modernizzato la razza senza contraddire o manomettere lo standard e potenziando la capacità di lavoro dei cani attraverso un maggior coordinamento fra struttura e movimento. Gli splendidi prototipi del «periodo d'oro» avrebbero potuto essere modelli insuperati per la stesura di un nuovo standard secondo i dettami del Congresso di Monaco agli inizi degli anni '30. Gli svizzeri ritennero di non sfruttare l'occasione e così i più bei soggetti sono rimasti inutilizzati sotto il profilo cinotecnico. I cani del «periodo d'oro» erano caratterizzati da grande funzionalità, massima taglia, asciuttezza generale, mesomorfismo, notevole evoluzione corporea (cioé arti lunghi), ossatura fortissima e
Nel secondo dopoguerra, soprattutto in Svizzera, a causa della mancata selezione durante il periodo bellico e la riproduzione «casuale», i San Bernardo, salvo eccezioni, avevano perduto le caratteristiche del «periodo d'oro», erano cioé diventati molto più piccoli, le teste avevano ceduto in potenza ed incisività, e, soprattutto, la funzionalità era regredita al massimo. In conseguenza di ciò negli anni '50 uno dei primi compiti che noi ci ponemmo come allevatori di cani di San Bernardo fu quello di ritornare sui tipi del periodo d'oro (cioé sulla tradizione svizzero-tedesca anni 1920/40) e a questo scopo utilizzammo sia gli ultimi superstiti di quei grandi ceppi che riuscimmo a trovare pellegrinando a lungo in Europa, sia i cani già in nostro possesso che appartenevano alle medesime linee di sangue. Dopo molti sforzi ci riuscimmo ed abbiamo la soddisfazione di dire che i San Bernardo cosiddetti «di tipo italiano», copie esatte dei cani del periodo d'oro, sono da oltre trent'anni altamente valutati in tutto il mondo e richiesti per rinsanguamento. c) Gli standards italiani, che sono i più precisi e meticolosi rappresentano veramente il «ritratto-tipo» della razza. In essi ogni regione e sottoregione del corpo, ogni rapporto fra le singole parti architettoniche, è descritto con la massima accuratezza. Questi standards italiani, che definiremo «a maglia stretta», esprimono a nostro avviso quanto
Va tenuto presente che nella descrizione e valutazione dei caratteri etnici ci si può attenere
Fatte le indispensabili premesse sui vari tipi di standards, passiamo ora ai diversi metodi di selezione. Chiaramente ciò che diremo su tali metodi ha un valore esclusivamente pratico e non pretende di addentrarsi né tanto meno di sviscerare i misteri della genetica applicata. Desideriamo solo premettere che le migliori razze canine che noi oggi possediamo non avrebbero raggiunto un alto livello se, attraverso generazioni, gli allevatori non avessero effettuato una scelta appropriata dei riproduttori. Infatti, mentre in natura gli animali selvatici sono il risultato di un bilancio fra la loro costituzione genetica e i fattori ambientali, gli animali domestici sono selezionati esclusivamente dall'uomo. Potremmo dire che la riproduzione «casuale» è sostituita dalla riproduzione «controllata». È chiaro che la perfezione non è propria della natura: quindi bisogna che gli allevatori, per ottenere un risultato valido, si fissino su un numero non eccessivo di caratteristiche e sappiano rinunciare a qualcosa. Senza contare che vi sono caratteri morfo-funzionali positivi e negativi talora associati fra loro L'allevatore deve quindi fare un bilancio fra il pro ed il contro. Chi si prefigge invece di realizzare la perfezione è destinato al fallimento perché, quanto più numerosi sono i caratteri che s'intendono selezionare, tanto meno efficace sarà il miglioramento che si può apportare alla razza. Molte razze sono state distrutte con questo sistema e, per quanto riguarda i singoli paesi i San Bernardo di allevamento svizzero (che erano i migliori nel passato), ne sono un esempio ormai classico. Secondo il Giuliani la tecnica applicativa della selezione individuale consiste nella valutazione genotipica dei riproduttori e nell'identificazione degli animali miglioratori, allo scopo di formare, isolandole, famiglie o linee selezionate. Personalmente
L'esame della discendenza è il solo elemento che può fornire una efficace dimostrazione del valore genetico di un animale. Purtroppo, nel cane, la vita è così breve che spesso una giusta valutazione della progenie si può fare soltanto quando il riproduttore è già morto. Questo è tanto più valido nei cani di razza gigante che hanno vita più corta della media. Sarebbe oltremodo interessante riuscire a conservare lo sperma di soggetti importanti (banca dello sperma) e gli sforzi delle nostre università dovrebbero tendere a questo fine anche per il cane. Relativamente a ciò vi sono problemi di ordine burocratico-legale che possono essere risolti. Vari sono i metodi di selezione o, per essere più esatti, i sistemi di scelta dei partners. Tralascio il cosiddetto accoppiamento «a caso», che è purtroppo praticato da molti, forse dalla maggioranza dei produttori di cani i quali corrono con la loro femmina dal maschio più vicino. Chiaramente questa consuetudine, vero cancro della «cinofilia di massa», non coincide con una selezione pianificata ma ne è la negazione. Vi sono poi pseudo-allevatori che, tralasciando qualsiasi studio genetico dei soggetti, utilizzano per le loro cagne il vincitore o il campione del momento. Tale «sistema» è migliore del precedente, ma non sempre produttivo ai fini selettivi. Vi è inoltre la scelta basata esclusivamente sui caratteri fenotipici e cioé l'accoppiamento
Poi c'è l'accoppiamento fra consanguinei che ha lo scopo di fissare talune fondamentali caratteristiche e di migliorare la razza. Questa è la metodica che abbiamo seguito ma, dobbiamo anche dire, che se da un lato è il cammino che più rapidamente permette di raggiungere l'obiettivo prefissato, dall'altro è il più irto di difficoltà e di implicazioni negative. Si può definire consanguineità il grado di parentela superiore alla media degli individui che compongono la razza. Due individui sono cioé parenti quando ambedue discendono da un antenato comune o da una coppia di antenati. Vi è un'ascendenza in linea diretta, come quella che unisce i figli ai genitori, ai nonni, ai bisnonni e un'ascendenza in linea collaterale come quella che collega fra loro i fratelli, le sorelle, gii zii, i nipoti e i cugini. Il grado di parentela si misura contando le generazioni che separano due individui parenti in linea diretta, mentre nel caso della parentela collaterale si risale da un individuo all'antenato comune. Personalmente come allevatori abbiamo fatto molto uso sia della consanguineità stretta (accoppiando animali parenti in primo e secondo grado, genitori/figli, fratelli/sorelle - closeinbreeding -) sia della consanguineità media (inbreed-ing) quando gli animali da accoppiare sono parenti in terzo o quarto grado (zii, nipoti e cugini), come della consanguineità larga (line breeding). Quest'ultima metodica ha lo scopo di aumentare nella progenie il patrimonio genetico di un dato ascendente maschile o femminile, senza grandi rischi salvo il reincrocio con lo stesso genitore, che è il metodo più stretto di «line breeding».
Bisogna sottolineare che la consanguineità ha dato un contributo alla formazione ed al perfezionamento di molte razze canine. È chiaro che i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi dipendono sia dalla capacità dell'allevatore che dal valore degli animali utilizzati. È comunque un'arma a doppio taglio perché trasmette tanto i caratteri positivi che quelli negativi, che si estrinsecano attraverso l'omozigosi. Oggi sappiamo che la consanguineità, di per sé, non possiede nessuna particolare azione malefica o benefica in quanto provoca, con l'omozigosi dei geni, una progressiva purificazione del patrimonio ereditario posseduto dai fondatori della famiglia e della linea. Però il problema basilare della consanguineità sta nella selezione. Infatti, se da un lato la consanguineità è l'unico metodo capace di aumentare le qualità positive, dall'altro lato accentua i caratteri negativi insiti nella famiglia. Per cui, se non si applica drasticamente la selezione, si va incontro ad una vera e propria «depressione da consanguineità» e possono comparire soggetti poco fecondi, di minor taglia, malformati, depigmentati, enognati, ritardati sessualmente e con minori difese immunitarie. L'inbreeding quindi non è economicamente remunerativo per l'allevatore causa il ferreo scarto cui è costretto, ma, opportunamente utilizzato, consente il miglioramento della razza, senza contare che, aumentando l'omozigosi del patrimonio genetico dei cani, rivela la natura ereditaria dei caratteri e consente, mediante l'eliminazione degli individui indesiderati o degenerati, di costituire famiglie dotate di elevata purezza genetica nelle quali la trasmissione dei caratteri presenterà rilevante uniformità e costanza. La già citata «eredità prepotente» che caratterizza molti pregevoli riproduttori deriva dall'omozigosi, oltre che dalla dominanza dei geni trasmessi e ciò si ottiene attraverso l'inbreeding. E' chiaro che la consanguineità trova la sua più opportuna indicazione qualora l'allevatore abbia a disposizione animali fenotipicamente e genotipicamente d'alta classe e in buon numero. Avendo lungamente sperimentato la consanguineità riteniamo che si possa usare questa metodica per diverse generazioni; però si deve anche puntare alla costituzione di diverse famiglie o linee differenziate fra loro. In queste linee parallele la selezione avrà fissato determinate caratteristiche. Qualora nel procedere dell'inbreeding ci si accorga che il vigore degli animali si riduce o qualcosa non funziona, si potrà ricorrere alla fusione di alcune di queste linee parallele. Qualora tale pratica non si riveli produttiva, può essere necessario uscire dalla consanguineità introducendo sangue assolutamente estraneo; in tal caso l'ideale è l'accoppiamento di maschi consanguinei e molto fissati con femmine provenienti da popolazioni non consanguinee ma dotate di salute, vigore, fecondità, buona predisposizione alla lattazione. I soggetti che si ottengono assumono, anche per eterosi, una maggiore rusticità e possono relativamente rinfrescare il sangue dei ceppi consanguinei. Abbiamo talvolta utilizzato questo metodo, che
Altro metodo che abbiamo visto usare con un certo successo consiste nell'utilizzare un maschio razzatore con cagne provenienti parzialmente dallo stesso gruppo familiare ma dislocate da anni in un paese molto lontano e differente per clima e sistema alimentare (es. USA, Australia, ecc.). Dal punto di vista zootecnico «la bellezza» è sinonimo di utilità, cioé un animale è «bello» quando le sue caratteristiche morfo-funzionali indicano una attitudine massima allo scopo per cui è utilizzato. È evidente che nel cane, come nel cavallo (secondo la vocazione funzionale) ha notevole peso anche la «bellezza armonica», che ha il suo punto di forza in un ben preciso stile architettonico, cioé nel giusto rapporto fra le varie regioni della testa, del collo, del tronco e degli arti, sia insieme che singolarmente. Alcuni autori, estrapolandola dalla «bellezza armonica», citano la «bellezza estetica», che colpisce l'artista e ne appaga lo spirito. Appartengono alla bellezza estetica le forme scultoree, le varie andature e l'eleganza di un cavallo arabo. Anche il cane non ne è esente. Purtroppo molti cinofili ed anche alcuni giudici rimangono affascinati ed invischiati in tale tipo di bellezza e dimenticano che, in cinognostica, basilare resta sempre l'armonia organica fra forma e funzione, cioé la bellezza zootecnica di adattamento o utilitaria. Il cane di San Bernardo deve la sua massima taglia alla necessità di scavare un'ampia galleria nella neve disseppellire, estrarre e talvolta trascinare l'infortunato al più vicino rifugio, attività queste precluse a qualsiasi altra razza proprio per ragioni di mole e potenza. Il bassotto possiede arti corti su tronco lungo per avere la maggiore idoneità possibile alla caccia in tana. Attualmente l'uomo si è sostituito in molte delle attività prima svolte dai cani. Così ad esempio il San Bernardo non opera più i suoi salvataggi solitari perché i mezzi tecnici umani l'hanno parzialmente surrogato. I cani nordici che vivono nei climi temperati non hanno più occasione di svolgere il loro lavoro di traino e lo stesso discorso vale per altre razze in campi diversi. Molti sono del parere di ricreare, laddove possibile, i presupposti perché i cani possano ritornare a svolgere il loro lavoro originario ed avere così un periodico collaudo sulla loro funzionalità. Vari club del San Bernardo effettuano prove in alta montagna che riproducono alla perfezione le condizioni di un tempo. Il Gruppo di Lavoro del Club Italiano San Bernardo è uno dei più attivi in questo settore e varie azioni di salvataggio simulato «in solitaria invernale» sono state riprese anche dalla RAI nel massiccio del Monte Bianco con grande successo. In Val d'Aosta vi sono guide alpine che hanno addestrato i loro San Bernardo fin da cuccioloni traendone le più ampie soddisfazioni. Un cane di nome Xandi del Sig. Pronesti di Aosta è stato addestrato a trovare il «pion» sotto la neve alta. L'abbiamo visto in azione vicino all'Ospizio del San Bernardo sulla Montagna Morta, uno dei luoghi più nefasti per la caduta di valanghe. Lo stesso accade per i cani nordici da slitta con quelle splendide manifestazioni che sono le gare di sleddog vere palestre per verificare ed esaltare le caratteristiche dei soggetti più funzionali. Tali prove dovrebbero dare un'indicazione nella selezione dei cani ed essere estese a tutte le razze da lavoro. Senza verifiche delle loro attitudini i cani da lavoro sono destinati ad un'inevitabile involuzione, oppure alla sola funzione di cani da guardia, indubbiamente formidabile, per esempio, nel caso del San Bernardo (data la taglia), ma ben lontana dal suo nobile compito di soccorso nella neve. Beninteso molte razze da lavoro possono trovare impiego nei più svariati campi (pista, catastrofi, lotta alla droga, ecc.), ma ciò esula dalle qualità morfologiche e fisiologiche imposte dalla loro iniziale funzione. Vi è nel cane anche un tipo di bellezza dettata esclusivamente dalla moda (bellezza convenzionale). Purtroppo nei paesi di lingua inglese viene privilegiata in esposizione la bellezza armonico-estetica-convenzionale, più spesso solo convenzionale. Così ad esempio vediamo in Inghilterra setter dal pelo lussureggiante, grandi come terranova, fare mostra di sé nelle esposizioni: questi colossi dalla testa massiccia e dalla labbratura abbondante sono incapaci di andare a caccia. In America vediamo dei San Bernardo superflessi posteriormente, con groppa spiovente, che muovono sul ring come pastori tedeschi, coprendo moltissimo terreno, ma inabili a qualsiasi azione in montagna. Questa dicotomia è rilevabile in parecchie razze e rappresenta il limite delle esposizioni canine intese come spettacolo e non come dovrebbero essere cioé manifestazioni zootecniche. A queste esasperazioni gli allevatori soprattutto di razze di utilità e da caccia dovrebbero reagire e nella selezione curare sempre il riscontro sul piano della funzione. | ||||||||||