Commento allo standard
Il tipo nel San Bernardo |   Elementi biometrici |   Caratteristiche generali |   Testa |  Tartufo |   Canna nasale |   Labbra e muso  | Mascelle |  Dentatura |  Robustezza delle dentature |  Cranio |   Occhio  | Orecchio |  Collo |  Corpo |  Dorso |  Arti anteriori o toracici |   Arti posteriori  | Manto |  Pelle |  Altezza al garrese |  Peso | 
Commento allo standard
cisb


  Il San Bernardo è un cane da soccorso appartenente al Gruppo Molossoide (secondo la classificazione di Pierre Mégnin) e alle razze concavilinee di grande formato a pelo lungo e corto (secondo la classificazione di Paul Déchambre).
  Gli inglesi lo chiamano il «cane santo» o piú semplicemente «il santo» per le sue facoltà quasi medianiche (che gli consentono di segnalare con sensibile anticipo valanghe, maltempo, terremoto) e per l'attitudine innata al salvataggio che è pari alla disposizione del cane da ferma o da seguito per la caccia. Infatti anche se il San Bernardo ha trovato la sua leggenda nella neve, lo si può considerare cane da soccorso indifferentemente in montagna ed in acqua.
  Guardiano severo della casa, amico paziente dei bambini che difende e protegge con fulminea percezione del pericolo, per la sua enorme mole e potenza non ha rivali se attaccato.
  Per le sue qualità morali unite a bellezza, rusticità ed adattabilità a qualsiasi clima molti sono i cinofili che lo desiderano per compagnia, guardia e custodia dei bambini.
  Lo Standard che qui viene presentato nella sua versione integrale, fu approvato il 2 giugno 1887 al Congresso Cinologico di Zurigo e ha subíto, nel corso del secolo, solo lievissime modifiche. Si tratta di un testo arcaico che richiederebbe, alla luce dei progressi che la razza ha fatto da quella data ad oggi, un opportuno aggiornamento. Crediamo perciò di fare cosa utile fornendo alcuni commenti integrativi.

IL TIPO NEL SAN BERNARDO
cisb


  Molti espositori rimangono sconcertati perché il nostro San Bernardo nelle mostre viene giudicato in modo diverso, talora antitetico, secondo la latitudine o la nazionalità del giudice e si chiedono come ciò possa accadere su un unico standard. Capita infatti che spesso un cane qualificato «eccellente» nel suo paese d'origine venga declassato fuori dai confini nazionali.
  Per capire questo sconcertante fenomeno bisogna tenere presente che da almeno 35 anni la razza si sta scomponendo in tipologie dissimili secondo il paese d'appartenenza dell'allevatore. Oggi, in sostituzione delle quasi estinte vecchie versioni svizzera e tedesca che hanno espresso i cani più belli d'ogni tempo, si vanno imponendo nuove tipologie che rappresentano caratteri morfologici contrastanti (la nuova versione svizzera, la nuova versione tedesca e la versione americana). Ci limitiamo per ora a rilevare che i cani delle vecchie versioni svizzera e tedesca ebbero il loro stadio di massimo splendore, come sappiamo, nel cosiddetto «periodo d'oro» della razza (1920/1940) e protrassero le loro linee di sangue fino al 1960, per poi diluirsi quasi totalmente nelle nuove versioni.
Tre soggetti della "Golden Era"
Tre soggetti della "Golden Era".
(Da sinistra): Emir v. Jura, Rasko v. d. Reppish, Gerd Belmont
  I cani del periodo d'oro rimangono ancora dei modelli insuperati e crediamo che noi tutti allevatori dovremmo sforzarci di tornare sulle loro straordinarie tipologie. Questi cani del vecchio tipo svizzero e tedesco erano sostanzialmente simili fra loro, tranne che in alcune particolarità che esistevano più come incentivo al miglioramento della razza attraverso scuole in concorrenza, che nella sostanza. Per esempio gli svizzeri erano superiori nei colori, nelle marcature bianco brillanti, nella carica di nobiltà e nella funzionalità, i tedeschi erano ancora più marcati, squadrati e angolosi nelle teste, ma il margine di differenza era minimo. La grande Meta von Lotten, trionfatrice del Campionato Mondiale 1935 a Francoforte, non differiva, nelle caratteristiche di base, dalla famosa Campionessa tedesca Leda von Taubertal, nata 7-8 anni prima, e così il celebre Sieger svizzero Apollo Rongang, venduto in America per una cifra sufficiente a comprare un residence nel centro di Zurigo o di Monaco,

Nero
Un altro soggetto della "Golden Era",
Nero v. Emmenthal
era morfologicamente molto vicino a Kavalier von Grossglockner, pietra miliare dell'allevamento germanico degli anni '20. Egualmente il famoso Emir von Jura di Giavina e suo figlio Rasko von der Reppisch, che rappresentavano (sprattutto il primo) il top della razza San Bernardo, non si staccavano proprio tanto dai loro coevi tedeschi Nelson von Falkenstein e Lütjer von Hemphorn. Ma c'è di più: il Camp. svizzero Marco von Rigi era in tutto simile ai migliori pelo corto tedeschi dell'epoca.
  Questa uniformità aveva diverse ragioni. La prima era dovuta a frequenti scambi di cani, la seconda era che i giudizi erano uniformi in ogni paese d'Europa.
  Viceversa, nel dopoguerra, le cose sono cambiate radicalmente e i vari clubs di razza si sono chiusi in una sorta di autarchia che ha finito per bloccare l'interscambio e ha portato all'esaurimento delle linee di sangue con conseguente diminuzione della vitalità, riduzione della statura, distrofie, esplosione di caratteri negativi latenti, ecc.
  Insomma, può sembrare un paradosso, ma nell'era dei computer, degli aerei supersonici e dei razzi interplanetari, il mondo del San Bernardo, anziché progredire e internazionalizzarsi, è andato a ritroso. Le vecchie piaghe dello sciovinismo, del provincialismo e dell'empirismo che credevamo debellate, sono ricomparse con rinnovata virulenza.
  Se seguiamo la cronistoria dell'allevamento so profilo del tipo vediamo che lo Standard ebbe due azioni: quella adottata nel 1886 dall'SKG e quella successiva approvata dal Congresso Internazionale d rigo il 2 giugno 1887. Ambedue gli Standards, come detto, furono compilati prendendo a modello i can Dr. Künzli, di Schumacher e di altri. Se confrontiamo questi Standards con quelli coevi di altre razze, vediamo che erano assolutamente all'avanguardia.
  Tuttavia i cani che avevano ispirato lo Standard per assurdo, trent'anni dopo, fossero andati in concorrenza in esposizione coi prototipi del periodo d'oro (che pure su quello Standard si basavano), avrebbero sfiorato il declassamento.
  Cosa significa tutto ciò? Che lo Standard già anni '20-'30 di questo secolo era divenuto obsoleto potenzialmente non più in grado di contenere la razza entro un'unica tipologia. M San Bernardo infatti s evoluto indipendentemente dallo Standard. Del resto tutti gli Standards «ottocenteschi» erano rapidamente invecchiati, in seguito ai progressi che le scienze zootecniche avevano fatto.
  Per questa ragione nel 1934 il Congresso Cinologico Mondiale di Monaco stabilì, alla luce di queste scienze, delle regole fisse nella descrizione delle caratteristiche etniche delle razze canine a cui i paesi federati si sarebbero dovuti adeguare. Per il San Bernardo come peraltro per altre varietà canine, non fu ritenuto necessario da parte dell'SKG (Kennel Club Svizzero) un allineamento (o quanto meno un adeguamento alle nuove tipologie espresse dal «periodo d'oro»), cosicché la razza continuòò a progredire fino al '40 per lo spontaneo aggiornamento applicato tacitamente allo standard dai grandi allevatori d'anteguerra. Purtroppo questa autentica aristocrazia di amatori del San Bernardo ebbe pochissimi epigoni cosicché tutta una tradizione di allevamento e selezione non poté essere recepita nel dopoguerra dalla nuova classe di allevatori (in maggioranza autentici outsider). In tali circostanze la mancata modernizzazione dello Standard o un suo mancato modulo interpretativo, contribuì all'attuale anarchia.
   Cosa conviene oggi fare per mettere ordine nel caos?
   Compilare un nuovo Standard?
   Certamente sì purché fatto con i criteri del Congresso di Monaco 1934. Purtroppo c'è da dubitare che ciò possa verificarsi come l'attuale riedizione dello Standard sta a dimostrare.
  Lasciamo allora lo Standard così com'è senza manometterlo e cerchiamo invece, basandoci su quanto la scienza cinotecnica può offrirei, di interpretarlo attraverso un adeguato studio sulla razza.
  Tutti sanno che l'anatomia comparata ci permette oggi da un osso di ricostruire un intero animale e che esistono delle leggi di correlazione dei caratteri anatomici, per cui le caratteristiche di

Xenos
Xenos v. Taubertal,
un vincitore della "Golden Era"
alcune regioni del corpo consentono di stabilirne l'intera architettura. Per fare un esempio elementare, una testa molto stretta avrà sempre gli occhi in laterale e a mandorla ed una testa larghissima avrà sempre gli occhi in frontale e tondi, così un cranio dotato di stop molto marcato avrà sempre gli assi longitudinali superiori del cranio e del muso convergenti fra loro e il muso corto, viceversa un cranio con stop molto sfuggente o inesistente avrà sempre gli assi suddetti divergenti fra loro e il muso lungo.
  Queste regole ci consentono di impostare lo studio delle razze canine con relativa facilità.
  Non tutti gli amatori del San Bernardo sanno che le razze più progredite si sono giovate dei suddetti studi. Basti pensare alle ricerche americane, francesi e italiane sui trottatori e i galoppatori, alle osservazioni sul movimento del pastore tedesco (che hanno contribuito al potenziamento di detta razza), agli studi di meccanica e cinematica animale compiuti sul Boxer da Frau Stockmann negli anni '30-'40 (e successivamente da altri), che hanno permesso un progresso senza pari dell'apparato locomotore di questo cane o infine all'analisi sulla morfologia e il tipo del Pointer e delle razze Setter, che hanno trasformato tali cani in autentiche automobili da corsa.
  L'errore che molti commettono è di credere che lo Standard sia un'enciclopedia contenente tutto lo scibile cinotecnico relativo alla razza e non invece (nel nostro caso) la sintesi di un momento storico di passaggio del cane da lavoro nel cane da esposizione.
Lütjer
Lütjer v. Hemphorn,
un esponente della "Golden Era"

  «Durch Arbeit zum Typus»: «attraverso il lavoro si perviene al tipo», in zootecnia ciò che conta non è solo la bellezza assoluta, estetica, ma la bellezza di adattamento o utilitaria nella quale si ha una perfetta armonia fra le forme esterne e le funzioni che l'animale deve esplicare. Di conseguenza è bello soprattutto l'animale utile, quello cioè nel quale i singoli organi ed apparati sono perfettamente adatti al lavoro che devono compiere. Ad es.: un bassotto è senz'altro brutto esteticamente, ma diventa bellissimo in rapporto alla sua funzione.
  Concludendo: in cinotecnia la bellezza non è tanto un «quid» che appaga lo sguardo di un artista (quale una statua greca o una figura dipinta da Leonardo), ma tutto ciò che indica una buona struttura, un'attitudine massima ad una data funzione. D'altra parte noi sappiamo che le razze non sono entità statiche, ma gruppi in continua evoluzione. C'è allora da chiedersi, per quanto riguarda la mansione di cane soccorritore del San Bernardo, se l'evoluzione da Schumacher fino ai giorni nostri sia stata positiva o negativa. La risposta da dare è difficile perché da diversi anni la nostra razza non ha più un riscontro sul piano della funzione, cioè del lavoro, come tante altre del resto. Infatti nel lavoro di montagna il San Bernardo è stato soppiantato non da altre razze (come credono i profani), ma dai mezzi tecnici inventati dall'uomo.
  Quello attuale è invece un lavoro d'équipe nel quale il ruolo del cane ha perduto il 90 se non il 100% della sua utilità, talché si usano abitualmente razze prive di specifiche attitudini al soccorso (come ad es. Pastori Tedeschi), ma di mole più adatta al trasporto aereo.
  Da tutto ciò consegue che se noi volessimo sperimentare sul piano del lavoro i nostri attuali cani (dressandoli fin da cuccioli) con i metodi dei monaci, non troveremmo più le condizioni adatte.
Marte e Alba
Da sinistra: il Camp. Mond. It. Kl. Sg. Marte II del Soccorso (prop. M. Cecchini)
e la Camp. It. Kl. Sg. Alba (prop. Casagrandi)

  Ben diversa la situazione per le razze da difesa o da caccia il cui assetto morfologico può di continuo essere verificato in lavoro.
  Approfondiremo questi temi in un altro capitolo.
  La domanda che ci dobbiamo allora porre è la seguente: il San Bernardo del giorno d'oggi è una razza moderna che ha perduto le attitudini dei suoi lontani antenati, come già nel 1930 affermava Hans Glockner, o invece un cane da lavoro abbellito, come sosteneva in pari epoca Gustave Giavina?
  Personalmente siamo convinti che i cani di vecchia versione tedesca e svizzera (soprattutto questi ultimi) fossero potenzialmente dei cani da lavoro e lo siano quei pochissimi che ancora Vi appartengono.
  Al contrario credo che quasi tutti i cani attuali (nuova versione tedesca, americana e svizzera) siano da considerarsi ottimi per la guardia, ma inadatti al lavoro. Infatti noi troviamo oggi, da una parte cani molto lenti, quasi brachimorfi, con peso eccedente in rapporto alla taglia, arti corti, muscolatura breve con habitus digestivo, complessione ipoossidativa (quindi tendenzialmente ipotiroidei, talora ipogenitali), nuova versione tedesca. Dall'altra, all'estremo opposto, i cani svizzeri di nuova versione ci offrono soggetti troppo leggeri, quasi ipotipici, con arti sottili, habitus respiratorio, complessione iperossidativa, rammentanti i cani da capanna e segnatamente il Grosser Schweizer Sennenhund.
  Ora, è senz'altro vero che i cani bovari o i cani dei contadini in genere sono talvolta entrati, ad opera dei monaci, nel ceppo del vecchio mastino alpino che ha costituito la base fondamentale del cane di San Bernardo, ma è anche vero che i monaci hanno sempre effettuato incroci di rafforzamento, sia mediante l'outbreeding con ceppi della valle dello stesso mastino alpino (presente nelle
Marte
Il Camp. Mond. It. Kl. Sg. Marte II del Soccorso
(prop. M. Cecchini)
case nobiliari dal Medioevo), sia con il crossbreeding utilizzando, di volta in volta, il Broholmer, il Mastiff inglese, il Terranova ed il Pirenaico. Era infatti fondamentale per i monaci rafforzare la statura e la massa quali caratteristiche essenziali per il lavoro del cane. Come peraltro era necessario potenziare sempre più l'olfatto e soprattutto il teleolfatto, che ha la sua base fisiologica nei seni frontali. Questi sono, come vedremo, dei veri e propri condensatori d'aria che permettono, quanto più sono ampi, una migliore percezione degli odori lontani portati dal vento. Le caratteristiche bozze frontali, cosi sviluppate nel San Bernardo, rispondono dunque ad una ben precisa funzione. In questo senso le bozze frontali di Rasko von der Reppisch e di Apollo Rougang possono considerarsi ideali. Il suo proprietario, il già citato Giavina, nel 1941 ci scriveva di ritenere i cani da lui prediletti, cioè quelli del periodo d'oro, ancora migliori per il lavoro dei loro antenati sia per la superiore conformazione del cranio, sia per la figura ben più potenziata in senso atletico.
  Personalmente, per aver posseduto cani di quel tipo, non stentiamo a credergli, benché manchi, per i motivi esposti, un ampio riscontro sul piano pratico. Certo è che questi eccezionali cani rappresentavano il San 72 Bernardo così come i grandi allevatori del passato l'avevano voluto. Essi, d'altra parte, sono anche i più vicini morfologicamente ai vecchi mastini alpini quali ci appaiono nei dipinti attribuiti a Salvator Rosa (fine '600) o alle statue in arenaria poste all'ingresso del castello di Belp, nel cantone di Berna (fine '700).
  Questi cani della vecchia versione svizzera e tedesca avevano una loro tipica, armonica forma architettonica. Gli arti erano lunghi rispetto alla distanza gomito-garrese (lieve eccedenza gomito-terra). Il garrese era alto e lungo, la linea dorsale dritta a tagliere e lievemente rampante, l'ossatura molto voluminosa, ma perfettamente asciutta. La spalla era lunga il 30% dell'altezza al garrese, ben obliqua sull'orizzontale (50%) con angolo scapolo-omerale sui 105/110°, la groppa lunga, larga, quasi orizzontale (15/25°). La coscia era estremamente sviluppata (pari a oltre il 70% dell'altezza al garrese la sua circonferenza), con muscoli lunghi e piuttosto prominenti.

top Torna su

Elementi biometrici
cisb


  Prima di intraprendere lo studio dettagliato sulla morfologia del San Bernardo è opportuno che il lettore abbia ben chiari alcuni elementi biometrici.
  Di valido ausilio per la valutazione morfo-funzionale del cane è la misurazione dell'altezza al garrese, della lunghezza del tronco, della larghezza, altezza e profondità toracica. Queste misure consentono di precisare il «tipo morfologico» del cane in esame e cioè se il soggetto è di tipo «mediolineo» o «mesomorfo»(con proporzioni diametriche medie a rapida e forte contrazione), di tipo» longilineo" o "dolicomorfo" (cioè di forme slanciate con altezza e lunghezza preponderanti sui diametri trasversi ad estensione di contrazione) o di tipo «brevilineo» o «brachimorfo» (a diametri trasversi e a spessori sviluppatissimi con grande intensità di contrazione). Tutto ciò viene espresso da indici, cioè dal rapporto centesimale di una misura rispetto a un'altra presa come punto di riferimento.
Tali indici sono fondamentalmente due:

1) l'indice corporale,
2) l'indice toracico.

 Indice corporale

È dato dalla lunghezza del tronco moltiplicato 100 diviso il perimetro toracico.
  Si esprime con la seguente formula:
Lunghezza tronco x 100
Perimetro toracico

A) Brachimorfismo   = Indice corporale 50/70
B) Mesomorfismo    = Indice corporale 70/85
C) Dolicomorfismo  = Indice corporale 85/100

Da numerose misurazioni da noi effettuate in un trentennio su centinaia di soggetti il San Bernardo risulta avere un indice corporale di 80.

 Indice toracico

È dato dalla larghezza del torace moltiplicato 100 diviso l'altezza del torace.
  Si esprime con la seguente formula:
Larghezza torace x 100
Altezza torace

A) Brachimorfismo   = Indice toracico 90/100
B) Mesomorfismo    = Indice toracico 60/90
C) Dolicomorfismo  = Indice toracico 50/60

Il San Bernardo ha un indice toracico di 70.
  Esistono anche altri indici zoometrici che per la loro complessità non possono entrare nel presente lavoro. A parte il fatto che gli stessi indici da noi indicati sono approssimativi perché derivati dall'ippologia. Sarebbe auspicabile che qualche cinotecnico si accingesse a presentarne di più aderenti.

 Indice cefalico

Per stabilire il tipo morfologico della testa è importante il riferimento fra la sua larghezza e la sua lunghezza. Il valore di questo indice (indice cefalico) suddividerà le razze canine nei tipi brachicefalo, mesocefalo e dolicocefalo. L'indice cefalico è dato dalla larghezza della testa moltiplicato 100 e diviso per la lunghezza della testa.
  Si esprime con la seguente formula:

Larghezza della testa X 100
Lunghezza della testa

A) Brachicefalia   = Indice cefalico superiore a 50
B) Mesocefalia    = Indice cefalico uguale a 50
C) Dolicocefalia  = Indice cefalico inferiore a 50


Il San Bernardo è un brachicefalo avendo un indice cefalico totale di 64/66.
  Sempre per quanto riguarda la testa una sua comprensione implica la conoscenza precisa dell'andamento degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso.
  La testa del cane, a seconda delle varie razze, presenta tre profili: il rettilineo o ortoide, il concavilineo o celoide, il convessilineo o cirtoide. Questi profili fanno riferimento al comportamento degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso (assi cranio-facciali).
  Per valutare il comportamento di questi assi fra loro dobbiamo prendere in esame un asse superiore relativo al cranio e un asse superiore relativo al muso. Tali assi sono tracciati empiricamente ad occhio dal giudice sul ring, mentre il loro precisissimo decorso è misurabile solo con il compasso:
  A) L'asse longitudinale superiore del cranio va dal punto craniometrico «inion» (che si trova al vertice della protoberantia occipitalis externa) al punto craniometrico «nasion» (che si trova nel punto d'incontro delle suture delle ossa nasali con le ossa frontali).
  B) L'asse longitudinale superiore del muso segue il profilo superiore della canna nasale dal tartufo allo stop. Come già detto tutte le razze canine sottostanno a tre profili che conseguono a tre diversi comportamenti degli assi:
  1) Profilo rettilineo
  I due assi non s'incontrano mai, cioè sono tra loro paralleli (parallelismo). Razze con teste ad assi cranio-facciali paralleli sono l'alano, il mastiff, il mastino napoletano, il pastore tedesco, il San Bernardo inglese, ecc.
  2) Profilo concavilineo
  I due assi s'incontrano formando una concavità verso l'alto. Il prolungamento all'indietro dell'asse superiore del muso passa sempre dietro alla cresta occipitale (convergenza). Razze con testa ad assi cranio-facciali convergenti sono il pointer, il boxer, il dogue de Bordeaux, il San Bernardo, ecc.
  3) Profilo convessilineo
  I due assi s'incontrano formando una concavità verso il basso. Il prolungamento all'indietro dell'asse superiore del muso passa sempre davanti alla cresta occipitale (divergenza). Razze con testa ad assi craniofacciali divergenti sono il bloodhound, il borzoi, il bracco italiano, il bullterrier, il San Bernardo inglese di vecchio tipo, ecc.
  Nel caso del San Bernardo il profilo concavilineo del cranio e del muso, cioè la convergenza, costituisce un imprescindibile carattere di tipo.

Il cranio

  La convergenza sottostà a due forme: A) la monoconvergenza (solo il cranio è convergente sul muso, cioè solo l'asse del cranio converge sull'asse del muso; B) la biconvergenza (sia il cranio che il muso sono tra loro convergenti, cioè sia l'asse del cranio che l'asse del muso convergono fra loro).
  Il San Bernardo, il pointer, il bullmastiff, il dogue de Bordeaux, ecc. sono «monoconvergenti» (solo i loro ipertipi sono talvolta biconvergenti), il bulldog, il boxer, ecc. sono «biconvergenti».


Profilo concavilineo
(convergenza, nella testa ideale)
Profilo rettilineo
(parallelismo, nel tipo inglese)
     Profilo convessilineo
    (divergenza, nel tipo inglese)


Il profilo
La monoconvergenza
nella testa corretta
 
Il profilo La biconvergenza
nell'ipertipo

top Torna su

Caratteristiche generali
cisb


  Il San Bernardo, definito da Paul Déchambre il più maestoso ed imponente di tutti i cani, è un gigante che impressiona per potenza atletica e nobiltà.
  La nobiltà (che non è soltanto distinzione) essenziale nella razza, perché connessa al tipo, nasce dalla forma, dal colore e dal portamento.
  Il San Bernardo ha un indice corporale, come abbiamo visto, attorno a 80 e un tronco che supera del 12%-15% l'altezza al garrese.
  È dunque un mesomorfo il cui tronco sta nel rettangolo. Armonico rispetto al formato è disarmonico rispetto ai profili avendo la testa a profilo concavilineo e il dorso a profilo rettilineo.
  Normotipo paracentrale superiore o atletico, di temperamento endocrino iperpituitarico ed ipersurrenalico è caratterizzato da gigantismo, ossatura pesante e compatta (la più forte dell'intera specie canina) e da masse muscolari sviluppatissime. Tipico cane da lavoro, dotato di grande resistenza ed erculea forza, ha movimento sciolto e potente.

top Torna su

Testa
cisb


  Un assioma osservato da tutti gli esperti è che «la testa dice razza» e cioè che la testa deve essere ritenuta fondamentale nella determinazione del tipo.
  Questo è valido indistintamente per tutte le razze canine, ma lo è a maggior ragione per i cani
Anton
Anton von Höfli, uno dei più bei
San Bernardo di tutti i tempi
molossoidi che sono fisionomicamente i più tipicizzati (basti pensare al bulldog, al boxer, al mastiff inglese, al mastino napoletano, al dogue de Bordeaux e naturalmente al nostro San Bernardo).
  La testa del San Bernardo stupisce ed affascina per la sua potenza e nobiltà. Imponentissima e regale esprime in modo dominante i caratteri etnici e perciò esige assoluta priorità nel giudizio sul tipo.
  L'insieme cranio-muso angoloso e quadrato è una meraviglia architettonica per simmetria ed equilibrio.
  L'espressione indica dignità, coscienza della propria forza, affabilità e intelligenza.
  Caratterizzata dalla convergenza degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso (angolo 165°), la testa ha una lunghezza totale e una larghezza bizigomatica pari rispettivamente al 39% e al 25% dell'altezza al garrese.
  La larghezza bizigomatica coincide con la lunghezza del cranio ed il perimetro della testa, mi surato agli zigomi, è, anche nelle femmine, più del doppio della lunghezza totale della testa.
  L'indice cefalico totale è, come visto, attorno a 64/66 (netto brachicefalismo).

Testa ideale di femmina
di tipo italiano
Testa ideale di maschio
di tipo italiano
La convergenza
nella testa ideale

Alba
Camp. Alba (prop. Casagrandi)
top Torna su