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Il tipo nel San Bernardo |
Elementi biometrici |
Caratteristiche generali |
Testa |
Tartufo |
Canna nasale |
Labbra e muso |
Mascelle |
Dentatura |
Robustezza delle dentature |
Cranio |
Occhio |
Orecchio |
Collo |
Corpo |
Dorso |
Arti anteriori o toracici |
Arti posteriori |
Manto |
Pelle |
Altezza al garrese |
Peso |
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| Arti anteriori o toracici | |||||||||||||||||||||||||
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Appiombi regolari di profilo: 1) La verticale abbassata dalla punta delle spalle al suolo deve sfiorare la punta delle dita. 2) La verticale abbassata dal centro dell'articolazione del gomito deve dividere l'arto in due parti quasi uguali (maggiore è l'anteriore) e toccare il suolo appena dietro il piede. Appiombi regolari di fronte: 1) La verticale abbassata dalla punta della spalla al suolo deve dividere in due parti quasi uguali l'avambraccio, il carpo, il metacarpo e il piede. 2) La lunghezza dell'arto anteriore al gomito è pari al 50-55% dell'altezza al garrese.
La spalla, asciutta, lunga, obliqua, dotata di muscoli adeguatamente lunghi e potenti senza esserne sovraccaricata (tanto da permettere un'ampia oscillazione attorno alla sua estremità), deve essere aderente al torace ma libera nei movimenti. La sua lunghezza, dalla articolazione scapolo-omerale (punta della spalla) alla sommità del garrese, corrisponde al 30% dell'altezza del cane. L'angolo della scapola con l'orizzontale (angolo spina acromiana-orizzonte) è di circa 50°. Le punte delle scapole, in rapporto al piano verticale del corpo, sono relativamente distanziate fra loro, se ravvicinate o troppo distanziate e corte sono da pena1izzare. Come abbiamo accennato a proposito del garrese nel San Bernardo si riscontra abbastanza spesso la spalla dritta che, associata a braccio eccessivamente inclinato, modifica negativamente costruzione e movimento. La spalla dritta è da penalizzare e così la spalla poco muscolosa e con cinto scapolare rilassato, grassa, gracile, pesante e legata nei movimenti. Quest'ultimo difetto è piuttosto frequente nel San Bernardo (spalla incavigliata). Braccio Il braccio, forte, lungo (la misura va presa dalla punta della spalla alla punta del gomito), di eccezionale sviluppo osseo e muscolare, ha una lunghezza pari al 325 dell'altezza al garrese (cioè supera la lunghezza della spalla) e forma un angolo con l'orizzonte di 55°/60°. Se poi la spalla è dritta e il braccio troppo inclinato il bari centro si sposta in avanti (tronco gettato sul davanti) il piede viene sovraccaricato, l'andatura diventa radente perché gli arti si sollevano poco. L'allungo è ridotto il soggetto «rade il tappeto». Questo è un difetto comune nel San Bernardo e va fortemente penalizzato. Ne caso contrario il collo si rialza, il baricentro si sposta indietro, il posteriore va in sovraccarico, aumenta la staticità del soggetto: è un difetto non molto frequente nella nostra razza, anche se abbiamo avuto occasione di osservarlo. L'angolo scapolo-omerale si aggira sui 105°/110°. Da penalizzare il braccio troppo inclinato o troppo dritto, il braccio gracile, corto e poco muscoloso. Il braccio deve trovarsi, come la scapola, su un piano parallelo a quello mediano del corpo. Avanbraccio Il gomito, lungo e prominente, deve, come il braccio, trovarsi su un piano rigorosamente parallelo a quello mediano del corpo, condizione questa indispensabile per avere l'appiombo regolare in quanto i gomiti deviati in fuori o scollati (aperti) producono frequentemente cagnolismo, mentre quelli spostati in dentro (chiusi) provocano mancinismo. Ambedue le deviazioni sono da penalizzare, particolarmente la seconda che è assai frequente. La punta del gomito è situata sulla verticale abbassata dall'angolo caudale della scapola al suolo. Questo è anche un buon punto di riferimento per misurare la giusta inclinazione dell'omero. L'avambraccio è perfettamente verticale, a sezione trasversale ovale, fortissimo, ben muscoloso, con ossatura enorme e compatta. Scanalatura carpo-cubitale ben visibile, grande sviluppo dell'osso pisiforme. La lunghezza dell'avambraccio, valutata dalla punta del gomito alla prima articolazione del carpo, è leggermente superiore a quella del braccio (33% dell'altezza al garrese), il suo perimetro, misurato immediatamente sotto al gomito, corrisponde al 39% dell'altezza al garrese. Da bandire nel San Bernardo gli avambracci sottili, corti, gracili (che si accompagnano spesso a petto stretto). Da penalizzare gli avambracci deviati dall'appiombo e arcuati (ossatura spongiosa). Questi ultimi sono sempre espressione di rachitismo. Carpo Il carpo è asciutto, netto, largo, spesso e verticale come l'avambraccio. Nei cuccioli e cuccioloni San Bernardo sino a 1 anno (anche oltre, nei maschi) è ipertrofico con rigonfiamenti ossei notevoli, la qual cosa non è da ascrivere al rachitismo. Nell'adulto, se convesso anteriormente o a tessitura spongiosa, è da penalizzare. Il carpo qualche volta è spostato in avanti oltre la verticale (arrembatura) o arcuato all'indietro. Frequentemente è deviato all'indietro e di conseguenza i metacarpi e i piedi sono portati all'infuori (mancinismo), o deviato all'infuori con metacarpi e piedi all'indentro (cagnolismo). Tutte queste deviazioni sono da penalizzare, particolarmente il mancinismo che è difetto comune nella razza Metacarpo Il metacarpo, di grossezza alquanto inferiore all'avambraccio, è molto robusto, poco inclinato, senza eccessi in lunghezza. Visto di fronte segue la linea perpendicolare dell'avambraccio e del carpo. Visto di profilo è solo lievemente steso e forma un angolo col terreno di 75°/80°. La sua lunghezza è pari all'8% dell'altezza al garrese. Se il metacarpo è eccessivamente lungo e piegato il cane si definisce «lungo giuntato». Questo difetto (penalizzabile nell'adulto) è comunissimo nei giovani cani sino a 12 mesi e scompare quasi sempre nella maturità. Se il metacarpo è corto, quindi anche diritto, il cane si definisce «corto giuntato» o «diritto sui metacarpi». Tale difetto non è grave, considerata la funzione di scavo del San Bernardo. Piede Il piede è rotondo, largo, con dita molto arcuate e raccolte (piede da gatto) e con membrana interdigitale ben sviluppata. Cuscinetti plantari e digitali carnosi con suola particolarmente dura e di grande consistenza, unghie fortissime e arcuate. Tutto ciò, unitamente alla elasticità carpo-metacarpiana, consente al San Bernardo, con opportuno allenamento, di effettuare lunghi percorsi sulla neve ghiacciata senza riportare traumi ed escoriazioni ai piedi. Penalizzabili sono: il piede lungo, il piede ovale (piede di lepre), il piede schiacciato, il piede a dita divaricate e poco arcuate, il piede voltato verso l'interno e verso l'esterno. Il piede a dita divaricate denuncia linfatismo ed è ereditario. Il piede piatto affatica l'animale che deve muoversi sui difficili terreni di montagna. In sintesi le più comuni deviazioni dell'appiombo degli arti anteriori sono, nel San Bernardo, le seguenti: di profilo: a) deviazione totale dell'arto. 1) Cane gettato sul davanti o riunito al davanti (la verticale cade a distanza dalla punta del piede). Il difetto opposto (cane disteso al davanti: la verticale cade sul piede) è raro nel San Bernardo. b) deviazione parziale dell'arto. 1) Cane lungo giuntato (metacarpi troppo lunghi e piegati). di fronte: a) deviazione totale dell'arto. 1) Cane chiuso davanti (arti convergenti in basso dentro la verticale). 2) Cane aperto davanti (arti divergenti in basso perciò fuori della verticale). 3) Cane con avambraccio a lira (arcuato). b) deviazione parziale dell'arto. 1) Cane mancino (l'avambraccio è sulla verticale ma l'arto dal carpo al piede ruota in fuori). 2) Cane cagnolo (l'avambraccio segue la verticale ma l'arto dal carpo al piede ruota in dentro).
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| Arti posteriori | |||||||||||||||||||||||||
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Appiombi regolari di profilo: La verticale abbassata dalla punta della natica al suolo deve avvicinarsi ma non toccare la punta delle dita. Metatarso sempre verticale. Appiombi regolari di dietro: La verticale abbassata dalla punta della natica al suolo divide in due parti uguali tutto l'arto. Coscia La coscia, lunga, larga, convessa, con muscoli sviluppatissimi lunghi e prominenti, ha un perimetro misurato all'inguine non inferiore al 70% dell'altezza al garrese. I1 complesso della muscolatura groppa-bacino-natiche-coscia deve essere estremamente potente. Il deficiente sviluppo muscolare di queste regioni infirma la funzionalità del posteriore e favorisce nei giovani cani la deprecata sublussazione dell'articolazione coxo-femorale. Il suggerimento dato da alcuni cinologi di selezionare i cuccioli piú leggeri al fine di ottenere cani esenti da tale malformazione non è applicabile al San Bernardo perché in questa razza i cuccioli piú sviluppati e pesanti sono sempre i prescelti. È invece opportuno usare riproduttori che abbiano una circonferenza di coscia quanto piú ampia possibile. La lunghezza della coscia si aggira attorno al 33% dell'altezza al garrese. La sua faccia esterna, da un bordo all'altro, deve superare il 25% di tale altezza. La sua direzione, rispetto all'orizzonte, è alquanto obliqua dall'alto al basso e dall'indietro al davanti ed ha un'inclinazione di 80° sull'orizzontale, formando con l'asse del coxale un angolo di circa 105°/115° (angolo coxo-femorale). La sua direzione, rispetto al piano sagittale del corpo, è quasi parallela. Da bandire la coscia corta, piatta, o con muscoli atrofici (un ridotto sviluppo dei muscoli di natica, coscia e gamba determina la cosiddetta "coscia di pollo", deleteria dal punto di vista funzionale ed estetico). Da penalizzare la coscia troppo verticale o troppo inclinata, aperta (che comporta vaccinismo), chiusa (che comporta posteriore a botte-cagnolismo). La natica, sottoregione della coscia, è lunga, cioè ben discesa (come si conviene ad un galoppatore), convessa, muscolosissima e prominente alla punta. I soggetti con natica poco muscolosa hanno cosce scarnite e posteriore debole. In genere a groppa orizzontale corrisponde una natica ben discesa e una coscia lunga, a groppa inclinata o, peggio, awallata, corrisponde una natica corta. Gamba La gamba è di media lunghezza, massiccia, con eccezionale ossatura e muscolatura. Libera da tessuto cellulare sottocutaneo, ha la scanalatura gambale ben evidenziata ed è perfettamente parallela all'asse mediano del corpo. La sua lunghezza corrisponde al 31,5% dell'altezza al garrese. La sua inclinazione sull'orizzontale è di circa 55°/60° e dipende dalla direzione della groppa che nel San Bernardo è orizzontale (gamba dritta = groppa orizzontale, gamba obliqua = groppa inclinata - difetto). L'angolo femoro-rotuleo-tibiale è di circa 135°/140°. Da bandire la gamba gracile e corta, da penalizzare la gamba esageratamente obliqua o troppa dritta. Garretto Il garretto è una regione molto importante, non soltanto per la sua funzione di sostegno, ma anche perché molla propulsiva del posteriore. Nel San Bernardo il garretto dev'essere largo, eccezionalmente spesso, asciutto, netto, fortissimo e con salienze ossee ben evidenziate. La punta del garretto mostra nettamente la continuazione della scanalatura gambale. Circa il grado di apertura dell'angolo tibio-mettarsico lo standard non ci fornisce alcun dato. Dice soltanto: «I garretti sono moderatamente angolati». Noi pensiamo a un angolo tibio-metatarsico sui 145°/150°. È opportuno sottolineare che il San Bernardo, come la maggior parte dei cani da montagna, ha l'articolazione tibio-metatarsica poco flessa. Infatti l'angolo del garretto è in rapporto all'inclinazione della tibia (dato che il metatarso è sempre verticale): tibia poco inclinata = angolo tibio-metatarsico aperto, ma la tibia, come visto, ha l'inclinazione rapportata all'andamento della groppa. Groppa orizzontale dunque = angolo del garretto aperto, groppa avvallata = angolo del garretto chiuso. Val la pena di rimarcare che tutto il posteriore del San Bernardo è poco flesso e ciò in rapporto alla sua funzione di cane da montagna (il cui tipico passo non è «allungato» ma «ordinario»): un trattore in salita avanza più agevolmente se gli viene applicata la «ridotta», e non le normali marce da pianura. Da ciò si deduce che sui ring delle esposizioni pretendere che il San Bernardo cammini e trotti come i cani molto flessi posteriormente (tipo pastore tedesco) è un'eresia che parecchi giudici commettono e che ha pregiudicato la costruzione di molti San Bernardo americani, come vedremo nel capitolo dedicato al movimento. Il San Bernardo va soggetto all'igroma del calcaneo (cappelletto) e questa tara va penalizzata perché, anche se non è completamente di ostacolo al funzionamento del garretto, è esteticamente deturpante. Molti San Bernardo hanno il posteriore sotto di sé con conseguente metatarso obliquo in avanti. Questo è un grave difetto perché il baricentro viene spostato all'indietro e il garretto sovraccaricato (garretto a gomito). Al contrario, se il garretto è obliquo all'indietro (con angolo tibio - metatarsico troppo aperto - cane fuori di sé posteriormente), costituisce ugualmente un grave difetto perché l'impulso ne risulta pregiudicato. Ambedue i difetti sono comuni nel San Bernardo, soprattutto il primo. Le false posizioni degli arti possono provocare un allentamento dell'articolazione tibio-metatarsica con garretto vacillante in movimento. Nei cani ritti sul posteriore si può avere addirittura una tendenza all'inversione nell'angolatura del garretto. Questo difetto, piuttosto frequente un tempo, ed ora raro a vedersi va, come il primo, severamente penalizzato. L'altezza del garretto (dalla punta alla pianta del piede) corrisponde circa al 27% dell'altezza al garrese. Da penalizzare il garretto soverchiamente alto, stretto, poco spesso con angolo troppo chiuso o troppo aperto. Metatarso Il metatarso, asciutto, di grande spessore, robustissimo, non molto lungo, deve trovarsi sempre in posizione perpendicolare al suolo sia visto di fianco che posteriormente. Da penalizzare se troppo lungo, gracile e fuori appiombo. Nella sua faccia interna porta speroni semplici o doppi che assumono spesso grandi dimensioni. Lo sperone semplice o quinto dito deve essere eliminato perché di impedimento nella deambulazione. Infatti tale alluce rudimentale, quando l'unghia non viene tagliata, diventa una vera e propria arma che può ferire l'arto opposto o incunearsi nelle parti molli dell'arto stesso che lo porta, provocando infezione. Circa i doppi speroni noi non condividiamo l'opinione di coloro che li ritengono necessari per impedire al cane di sprofondare nella neve in quanto queste dita supplementari, sempre malferme e mobili, quando il cane affonda nella neve semighiacciata, vengono spinte bruscamente in alto e tendono a lussarsi. Piede Il piede è leggermente meno rotondo dell'anteriore ed ha falangi meno arcuate. I piedi girati alquanto in fuori non costituiscono difetto pesante, se i metatarsi sono in appiombo. I difetti sono i medesimi del piede anteriore. Tralasciando le numerose varianti, le più comuni deviazioni dell'appiombo degli arti posteriori sono, nel San Bernardo, le seguenti: Di profilo: a) deviazione totale dell'arto. 1) Cane riunito al di dietro (o sotto di sé posteriormente). Il piede si trova davanti alla verticale e gli arti posteriori sono spostati sotto il tronco. La groppa è avvallata. 2) Il piede si trova davanti alla verticale, gli arti sono spostati sotto il tronco, la gamba è quasi sempre perpendicolare, il garretto è diritto (o aperto). La groppa è avvallata. 3) Cane disteso al di dietro o fuori di sé posteriormente. Il piede si trova notevolmente dietro la verticale senza sfiorarla, quindi gli arti posteriori sono spostati all'indietro. La groppa è orizzontale. b) deviazione parziale dell'arto. 1) Garretto chiuso: la deviazione inizia dal garretto e il tarso, il metatarso e il piede sono obliqui in avanti. 2) Garretto aperto: difetto opposto al n. 1. Di dietro: a) deviazione totale dell'arto. 1) Cane chiuso di dietro (arti convergenti in basso quindi dentro la verticale). 2) Cane aperto dietro (arti divergenti in basso quindi fuori dalla verticale). 3) Cane vaccino (i garretti sono in dentro della verticale e i piedi voltati in fuori). 4) Cane cagnolo (i garretti sono in fuori della verticale e i piedi ruotati in dentro).
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| Manto | |||||||||||||||||||||||||
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Vatrietà a pelo corto Il pelo è alquanto corto (ma non cortissimo) a tessitura semivitrea, lucido, brillante, aderente alla pelle, sostenuto ma non ruvido al tatto, molto denso, chiuso, con sottopelo molto abbondante soprattutto d'inverno. Si avvicina al tipo di pelo del pastore tedesco (a pelo duro e compatto). Sul tronco il pelo ha una lunghezza da cm 2,5/3 (costato) a cm 5 (groppa) a cm 6/7 (collare). È ammessa una leggera ondulazione sul dorso, reni, groppa e natiche. Sul muso e sul cranio il pelo è liscio, fine e non supera cm 1,5. Sulle orecchie è leggermente più lungo. Sul margine anteriore e sulle facce laterali dell'avambraccio, tarso e metatarso, è assai corto. Sul margine posteriore di queste regioni è più lungo, pur senza dar luogo a frangia. Sulle cosce forma leggeri calzoni. Sulla coda il pelo è alquanto più lungo che altrove e raggiunge il suo massimo (cm 7) a metà lunghezza della coda stessa, decrescendo gradualmente verso la punta. I mantelli a pelo troppo corto o troppo morbido vanno penalizzati. Vatrietà a pelo lungo Il pelo è di media lunghezza, a tessitura semivitrea, lucido, brillante, tipico da neve, cioè aderente al corpo piatto, denso, fitto e, soprattutto d'inverno, fornito di morbido sottopelo. Sul tronco il pelo ha una lunghezza da cm 4 (costato) a cm 8 (groppa). Appena leggermente ondulato su dorso, lombi, groppa e natiche. Sul cranio il pelo è corto (cm 2) liscio, fine, soffice e vellutato. Sulle orecchie è setaceo, leggermente meno corto, mai lungo. Sul collo il pelo è lungo come sul dorso, ma più fitto. Sul margine anteriore e sulle facce laterali dell'avambraccio, tarso e metatarso è corto (cm 2). Sul margine posteriore delle suddette regioni dà luogo a frange. Sulle cosce forma calzoni (che non devono giungere al garretto). Sulla coda il pelo è più lungo che sulle altre parti del corpo. Raggiunge il suo massimo (cm 12 circa) a metà lunghezza della coda, decrescendo poi gradualmente verso la punta. Da bandire il pelo a tessitura lanosa, crespo, a ciocche o a bioccoli. Da penalizzare il pelo notevolmente ondulato, troppo ruvido o troppo soffice (linfatismo). L'accoppiamento ripetuto per più di tre generazioni fra esemplari della varietà a pelo lungo tende a dare soggetti con pelo troppo ondulato e troppo lungo. Il miglior mantello a pelo lungo lo si ottiene accoppiando spesso cani a pelo lungo con cani a pelo corto. Colori del mantello Bianco e rosso e rosso e bianco. Il bianco deve essere brillante, luminoso, puro e di un eccezionale candore. Obbligatoriamente bianchi sono: canna nasale, collare, petto, piedi e punta della coda. Se non esiste collare bianco il cane non è penalizzabile, purché vi sia una macchia bianca in prossimità della nuca. Il rosso, che comprende diverse tonalità, dal mogano al fulvo, all'arancio carico, deve essere brillante, intenso, caldo, con riflessi rameici. Lo standard afferma che il colore rosso ed il giallo bruno sono di uguale valore. Noi non condividiamo questa asserzione perché il giallo bruno, anche se comune nel San Bernardo, è un colore spento che toglie vivacità e quindi pregio al mantello. Il giallo bruno era comune nei primi soggetti da esposizione del secolo scorso quale risultato della fusione di mantelli a pezzature fulve o giallognole con mantelli a pezzature tigrate. Come noto il vecchio prototipo da lavoro era spesso tigrato. Lo stesso Barry aveva evidenti tigrature nelle parti colorate ed anche oggi capita di osservare cani con accenno a questo tipo di mantello. Piacevole il manto color mogano scuro che è costituito da peli fulvi alla base e neri alla punta. Cani con mantello di questa gradazione hanno spesso esuberanza di nero nella maschera. Le sfumature nere su fondo rameico, se di modesta entità, vivacizzano il manto, se in eccesso (carbonatura), lo incupiscono e vanno perciò penalizzate. Nei mantelli carichi di colore spesso la tonalità è più scura alla demarcazione con il bianco sugli arti e sulla coda. Alle volte, in questi punti, il mogano scuro sfuma nel grigio per la fusione di peli a punta nera coi peli bianchi. L'ampiezza delle marcature rosse determina tre tipi di mantelli: 1) Il mantello a macchie rosse (più o meno ampie) sparse nel bianco dominante. In qualche caso dette macchie sono a loro volta punteggiate di bianco. 2) Il mantello a pezzatura rossa prevalente ed uniformemente distribuita, sempre salvo le parti bianche obbligatorie (mantello a sella completa). 3) Il mantello a pezzatura rossa prevalente ma con venature a chiazze bianche sparse all'interno (mantello marezzato o frastagliato). Nel passato erano frequenti i mantelli del tipo n. 1, ora prevalgono i tipi del n. 2 e 3. Non vi sono differenze di valore.
Va notato che le marcature rosse estese (n. 2 e 3) devono formare disegni quanto piú possibile regolari. La maschera deve essere simmetrica e presentarsi ai lati della banda bianca centrale con una ombreggiatura scura quasi nera che sfuma lateralmente, dapprima in una tonalità mogano cupo, fino a diventare progressivamente, nelle guance e ai lati della fronte, dello stesso colore del mantello. Detta ombreggiatura, simile a scuro velluto, deve essere brillante (opaca non è gradita) e determinare un netto contrasto con il candore assoluto della banda bianca che attraversa il cranio longitudinalmente e investe buona parte del muso. Questo contrasto contribuisce a dare al cane il suo aspetto nobile. L'ombreggiatura della maschera può localizzarsi a una esigua zona attorno agli occhi (occhiali) ma è preferibile si estenda con toni più o meno scuri e sfumati a fianco dell'intera striscia bianca sulla testa e sul muso. La maschera interamente abbrunita, cioè non sfumante lateralmente in un tono meno cupo, toglie pregio alla testa. La mancanza di ombreggiatura scura nella maschera è severamente penalizzabile. La banda bianca sul muso e sulla fronte è preferibile sia alquanto larga senza però mai protendere oltre l'angolo nasale dell'occhio. Molto ricercata è la banda bianca che partendo muso prosegue sul capo e si congiunge al collare bianco (tonaca del benedettino). La banda bianca troppo esigua, soprattutto sul naso, incupisce l'espressione e toglie nobiltà alla testa. Sono da penalizzare fortemente i cani senza la banda bianca sulla fronte ed i cani con maschera facciale asimmetrica. La testa interamente bianca in generale non è ammessa. Può essere eccezionalmente perdonata, pur provocando una rilevantissima perdita di punti, in esemplari di gran classe. (Alcuni famosi cani a testa bianca pervennero alle massime qualifiche e al campionato, ma si tratta di eccezioni). Le macchie bianche alle orecchie sono ammesse, purché non coprano più di 1/3 della superficie esterna del padiglione. Molti soggetti presentano punteggiature bruno scure o nere sulle parti bianche del muso e del capo e delle punteggiature fulve o rosse, o aranciate nere sulle parti bianche della figura. Queste punteggiature, sempre poco gradite, sono tuttavia tollerabili nel muso e nel cranio soltanto se sono fitte e se disposte in modo da non turbare il candore delle parti bianche. Quando sono fitte declassano completamente l'animale perché gli conferiscono uno spiacevole aspetto lo privano della indispensabile nobiltà. Le picchiettature sulle parti bianche del corpo tolgono sempre pregio al cane e sono da assolvere sola mente quando quasi impercettibili e sparse. In ogni caso va ribadito che le parti bianche devono essere esenti da picchiettature. Talvolta in soggetti a maschera molto abbrunita e zone a bianco molto pulito compaiono delle chiazze di depigmentazione sulle labbra (ladre). Detto fenomeno che va penalizzato, dipende dalla distribuzione anomala della melanina (carenza sulle parti bianche e concentrazione eccessiva nelle parti scure) e dall'assottigliamento della pelle in corrispondenza della commessura della faccia anteriore delle labbra e degli orli labiali. I colori sbiaditi, bruciati, opachi, sono da penalizzare. Nelle cucciolate i soggetti con colori bruciati vanno eliminati perché nell'età adulta tali colori diverranno opachi. | |||||||||||||||||||||||||
| Pelle | |||||||||||||||||||||||||
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La pelle è di colore rosato con chiazze pigmentate sparse. Il tartufo, i margini delle palpebre e delle labbra sono neri. Il pigmento delle suole dei cuscinetti plantari e digitali deve essere scuro. La depigmentazione, anche parziale, del tartufo e dei margini palpebrali, è un difetto gravissimo. La pelle deve essere molto consistente, tonica con derma spesso e ben nutrito in ogni regione del corpo. La pelle nell'adulto non deve essere sovrabbondante né eccedere in tessuto cellulare sottocutaneo. Sulla fronte la pelle forma rughe, che come abbiamo detto, devono essere pochissimo pronunziate leggermente più evidenti nella varietà a pelo corto a causa del mantello meno pesante. L'eccesso di rughe e la sovrabbondanza di pelle sulla fronte, toglie al cranio il suo aspetto «scolpito». La giogaia, che è un carattere etnico, non deve essere assolutamente in eccesso e se tale va penalizzata. In genere un collo troppo carico di giogaia si accompagna a occhi scoperti e a pelle rilassata. Noi preferiamo i soggetti asciutti e che presentino a capo eretto sobrietà di pliche e di rughe. La pelle sottile e morbida è da bandire. | |||||||||||||||||||||||||
| Altezza al garrese | |||||||||||||||||||||||||
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San Bernardo detiene i massimi records in taglia della specie canina. La sua enorme mole, derivata dall'ancestrale molosso pesante, ha sempre trovato nell'utilizzazione della razza la sua fondamentale ragione di essere. Infatti nel corso dei secoli i monaci del Gran San Bernardo hanno senza tregua cercato di potenziare statura e massa onde disporre di soggetti adatti a un lavoro così pesante da essere quasi inconcepibile per un cane. La funzione del San Bernardo, come cane da lavoro, richiedeva cioè, unitamente a finissimo olfatto, l'erculea forza di un gigante. Da aggiungere che nel periodo storico dei salvataggi il cane agiva spesso individualmente (cioè senza l'ausilio dei monaci) cosicché la salvezza di una o più vite umane era affidata solo alla forza, resistenza e potenza dell'animale. Oggi invece con l'uso degli elicotteri e dei piccoli aerei da montagna (che possono atterrare in esigui spazi), l'attività di soccorso dei cani si riduce alla esplorazione della slavina - per individuare eventuali esseri umani sepolti - mentre il compito di disseppellire, rimuovere, trasportare gli infortunati è svolto da soccorritori umani. E cioè un lavoro che anche cani di modesto formato (o addirittura di altra razza) possono svolgere. Noi amatori del classico San Bernardo, consideriamo tuttora il gigante alpino un cane da lavoro così come lo concepirono i monaci e perciò non ci stancheremo mai di sollecitare gli allevatori ad ottenere cani i più grandi possibile pur nel giusto rapporto taglia-volume-peso. Ed anche i giudici dovrebbero tenere sempre presente il principio che il San Bernardo «più alto è meglio è purché sia rispettata la simmetria», e fra due cani fisicamente validi e morfologicamente di uguale valore dare sempre la preferenza al più grande. I giudici specialisti di regola premettono alla descrizione del cane in giudizio una valutazione della sua taglia. Sarebbe auspicabile che tale sistema venisse adottato anche dai giudici «all round». In generale la taglia viene definita «molto grande», quindi ottima nel San Bernardo, quando è oltre cm 86 per i maschi e oltre cm 80 per le femmine; «grande» quando va da cm 82 a 86 per i maschi e da cm 75 a cm 80 per le femmine; «media» da cm 78 a cm 82 per i maschi e da cm 70 a cm 75 per le femmine; «piccola» da cm 70 a 78 per i maschi e da cm 65 a 70 per le femmine. I compilatori dello Standard internazionale qui riportato fissarono i valori minimi di taglia ma opportunamente non i massimi, nella convinzione che in questa razza gigante non può esistere alcun limite superiore di taglia. È comunque desiderabile che i minimi previsti dallo Standard vengano alzati. Noi proponiamo minimo cm 78 per i maschi e cm 72 per le femmine. Nel «periodo d'oro del San Bernardo» (1920-1940) raramente si vedevano nelle esposizioni in Svizzera, Germania, Olanda maschi inferiori a cm 80 e tutt'altro che rari erano i soggetti sopra cm 90. Anche attualmente un buon San Bernardo per accedere al campionato non dovrebbe mai andare - salvo eccezioni - al di sotto di cm 80-82 ma superare abbondantemente tale limite e raggiungere se possibile le taglie massime dell'Alano e dell'Irish Wolfhound con maggiore volume, maggior lunghezza del tronco e maggior peso, naturalmente. ![]() "Il gigante e la bambina". Questo soggetto ha un'altezza al garrese di cm 103,5 ed è un nipote del Camp. mondiale Sando del Soccorso (Foto Pozzoni) | |||||||||||||||||||||||||
| Peso | |||||||||||||||||||||||||
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Nessuna razza raggiunge i records di peso del San Bernardo e si può con sicurezza affermare che questo cane è il più pesante della specie. Abbiamo letto o sentito parlare sovente di San Bernardo che avevano pesi eccezionali. Noi stessi abbiamo avuto e abbiamo tuttora nel canile soggetti di oltre 110 chili. Va però precisato che tali pesi, veramente inusitati, hanno esclusivamente valore di curiosità e non possono essere presi come regola perché riferiti in genere ad animali obesi. Ancora una volta precisiamo che il San Bernardo è un cane da lavoro e che quindi l'eccesso di adipe va a detrimento della funzionalità. I cani obesi hanno fiato corto, sono pigri, svogliati e inabili alla monta. Nel San Bernardo si deve considerare ideale il cosiddetto peso forma o peso atletico, cioè quel peso che permette all'animale di estrinsecare appieno la sua potenzialità fisica. Tale peso può stabilirsi nel maschio adulto in un chilogrammo per ogni cm di altezza al garrese. Per le femmine il peso va ridotto del 15%. In queste note abbiamo cercato di esaminare alcuni dettagli morfologici del San Bernardo senza la pretesa di offrire al lettore uno studio sistematico della razza. Per tale ragione saremo grati a chi vorrà correggere nostri eventuali errori o perfezionare quanto troppo sommariamente abbiamo trattato. Desideriamo precisare che un campione San Bernardo non rappresenta mai la somma algebrica di regioni tutte corrette ma qualcosa di più e di diverso. E aggiungiamo, anche se può sembrare un paradosso, che i più grandi campioni non sempre sono i cani meno segnati da difetti di costruzione, ma bensì quei soggetti che per la loro folgorante tipicità colpiscono maggiormente la sensibilità e la fantasia dell'osservatore. ![]() | |||||||||||||||||||||||||
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