C.I.S.B.
cisb

IL CLUB ITALIANO SAN BERNARDO "ANTONIO MORSIANI" PARTECIPA ALLA SCOMPARSA,
AVVENUTA IL 18 GIUGNO 2005, DELLA

N.D. MARIA LEDA MONTUSCHI VED. MORSIANI
PRESIDENTE ONORARIO DEL CISB

E SI UNISCE AL GRANDE DOLORE DEL PRESIDENTE DOTT. GIOVANNI MORSIANI E DEI SUOI FAMILIARI.

Ricordandola insieme

  Prima di tutto ringrazio gli amici cinofili per le espressioni d'affetto che ci hanno riservato.
Mia mamma era, non solo dal punto di vista cinofilo, una vera istituzione. La sua scomparsa rappresenta in fondo, come accade per altre persone che lasciano dietro di sè una lunga scia di ricordi, amicizie, cose fatte, vite vissute, la fine di un'epoca. E non solo dal punto di vista cinofilo.
La mamma ha condiviso con mio padre, sin dai primi anni del Dopoguerra (quando erano fidanzati) e dal 1953 (quando si sposarono), la sua inarrestabile passione cinofila. Attraverso il papà ha conosciuto tutti i grandi maestri e personaggi della nostra cinofilia nazionale ed internazionale, dal Prof. Solaro al Dott. Cajelli, dal Conte Brasavola al Comandante Contini, dalla Principessa Jolanda di Savoia al Dott. Scanziani, dalla Contessa Maffei al Dr. Granata, dal Conte Gatto a Bosatra, dal Principe Corsini al Prof. Ballotta, per non citarne che alcuni. Nel mondo del San Bernardo conobbe tutti i grandi del Dopoguerra, De la Rie, Alois Schmid, Georg Kasten, Hans Zimmerli, Martin Zwerts, Arthur Wessar, Una Westell e tantissimi altri.
Come si può vedere un tipo di cinofilia d'altri tempi, d'èlite, la vera cinofilia sportiva di chi vive per i cani e non sui cani. Questi erano gentlemen, signori non tanto di nascita quanto nell'animo, rappresentanti di una società oggi perduta il cui ricordo si fa sempre pił sbiadito, travolto e macinato dall'attuale esasperata cinofilia consumistica. Questi antichi cinofili non avevaqno certamente bisogno dei cani per emergere nelle cose della vita: i cani erano un hobby sincero, una quotidianità d'affetti che durava per tutta l'esistenza, uno strumento per ritrovarsi insieme durante le manifestazioni sportive, per conoscersi, per stringere nuove amicizie Ecco, cari amici sambernardisti, mia madre apparteneva a questo mondo. Va detto però che non si è mai fossilizzata nel ricordo e nel rimpianto di un mondo che ormai non esiste più. Detestava amabilmente coloro che, credendo di accattivarsene i favori, riempivano di elogi il passato e di scarsa considerazione o di oscuri presagi il presente ed il futuro. La mamma aveva una costante presenza nell'attualità e una ottimistica proiezione verso il futuro. Non pensava di morire perché amava la vita: per questo era alquanto simpatica ai giovani figli di tanti amici che venivano a trovarla. Lei li accoglieva col suo indimenticabile sorriso, la consueta affabilità, il tratto gentile.
Laureata in lettere antiche, aveva fatto i 7 anni di conservatorio per il pianoforte. Era presidente onorario del Club Italiano San Bernardo e del Club Italiano Lagotto, socio fondatore e membro d'onore della WUSB e del FORUM, socia dell'ENCI da oltre 50 anni.
Innamorata della bellezza, della musica, dell'arte, nella pienezza della Luce della sua incrollabile Fede, ci ha lasciato in silenzio, con stile, da vera Signora.


Un abbraccio e una preghiera.

Giovanni  Morsiani
Antonio e Maria Leda Morsiani con il Camp. Int: Vittorio del Soccorso

Antonio e Maria Leda Morsiani
con il Camp. Int: Vittorio del Soccorso



  Sento di dedicare con tutto il mio cuore questa lettera a chi nella sua vita terrena a dato tanto a tutti senza chiedere nulla in cambio, ma insegnando continuamente il tragitto da percorrere a molti.
Credo che un'epoca ci abbia lasciato, un'epoca diversa per sentimenti, per codici comportamentali, per signorilità, modi di essere e valori che sempre di più ci mancheranno.

Filippo Palestrini

Dedicata a Maria Leda Morsiani

Un grande pensiero

Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la migliore conversazione mai avuta.
E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo , ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta! Non ti aspettare amore indietro; aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se non succede, accontentati che cresca nel tuo.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze; possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso, per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore. Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero! Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Mettiti sempre nei panni degli altri.
Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così. Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite. L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sorrida. Per favore manda questo messaggio a coloro che significano qualche cosa per te, a quelli che hanno toccato la tua vita in un modo o nell'altro, a quelli cui vuoi far sapere che apprezzi la loro amicizia. Se non lo fai, non ti preoccupare, non ti accadrà niente di male perderai solo l'opportunità di rallegrare la giornata di qualcuno con questo messaggio.
Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.
Martin Luther King Jr.


Per gli amici Giovanni e fratello ho voglia di dedicare una vecchia favola, scrittami da un amico e mai pubblicata
Filippo Palestrini

La Piccola Palma

II deserto non è soltanto sabbia, vento e roccia. Il beduino e il cammello conoscono ogni segreto della sua superficie
ma solo le radici della palma scendono in profondità per raggiungere le sorgenti d'acqua nascoste.
L'Occhio di Dio si era appena aperto e stava trasformando il deserto in un ondoso mare rosso sangue. E illuminava dal basso l'enorme palma che sorgeva al centro dell'oasi.
"Ecco, là! ...vede?"
Il visitatore regolò lo zoom della sua Nikon sulla cima del fusto e li, come a sfidare ogni logica, c'era un'enorme pietra che sembrava schiacciare i nuovi getti.
La visione non durò molto perché l'Occhio di Dio, alzandosi sull'orizzonte, rimetteva le ombre al loro posto. Quando la pietra si confuse nel verde, il visitatore smise di scattare fotografie: poi. riflettendo ad alta voce: "Incredibile! sono venuto apposta a vedere la Palma della Pietra, ma non mi sarei mai aspettato una palma cosi alta, ne una pietra cosi grande. Come può essere successo?"
La guida fissò il visitatore, valutando se parlare, o no. Poi si avvicinò alla palma, le appoggiò una mano sul tronco e cominciò a raccontare:
"Molti anni fa quest'oasi non esisteva e la Palma della Pietra era soltanto un giovane alberello, nato, chissà come, in mezzo alle rocce.
La piccola palma amava il vento leggero del tardo pomeriggio e la notte col suo buio senza ombre. E viveva felice. sapeva che intorno a lei si stendeva un deserto sconfinato, ma non aveva paura. Le bastavano, per vivere, la poca umidità che riceveva dal cielo e il poco nutrimento che trovava nel terreno sabbioso.
L a piccola palma amava il vento leggero del tardo pomeriggio e la notte col suo buio senza ombre. E viveva felice.
Poi, un giorno, arrivò un uomo.
Si era perso nel deserto ed era quasi impazzito di sete. Finché, scorgendo un ciuffo verde, si era trascinato fin li certo di trovare un'oasi.
Ma quando vide che la piccola palma spuntava solitaria dalla sabbia e non aveva per lui nemmeno una goccia d'acqua, l'uomo fu preso da una rabbia furiosa che lo fece gridare: " Perché vivi, tu? perché trovi acqua e nutrimento mentre io muoio di sete? Perché tu hai tutto ed io non ho niente? Se io devo morire, nemmeno tu devi vivere!" E, con la forza che gli veniva dalla disperazione, sollevò un'enorme pietra e la conficcò nella corona della piccola palma. Poi svenne.
Fu salvato, il giorno dopo, da una carovana. Ma nessuno dei cammellieri si occupò della piccola palma.
La sua morte sembrava ormai inevitabile. Le foglie a ventaglio, che erano state di un verde lucente, erano lacerate e presto seccarono prosciugate dai raggi del sole, mentre l'enorme pietra pesava sul debole tronco minacciando di schiantarlo da un momento all'altro.
Ma l'uomo non era riuscito a uccidere la piccola palma. Era riuscito a ferirla, ma non ad ucciderla.
Nella piccola palma, l'orribile schianto dei rami che si spezzavano e il tormento dei getti che si sfilacciavano si trasformò in un'ondata di dolore insostenibile che cancellò ogni altra sensazione. Fino al momento in cui scopri che dal suo cuore, nonostante la tortura della distruzione e l'angoscia per la ferita, stava sorgendo una piccola, chiara onda di forza.
La piccola onda crebbe, lottando contro il dolore. Poi crebbe ancora, allungando le pause tra un'ondata di dolore e l'altra finché la sensazione di forza superò quella del dolore. E allora la piccola palma provò a scuoterei di dosso l'enorme pietra.
Pregò il vento di aiutarla, ma nessuno l'ascoltò e la pietra rimase conficcata nel cuore della piccola palma.
"Rassegnati - si disse la piccola palma - non puoi farcela. La pietra è troppo pesante e ormai il tuo destino è morire. Accettalo, lascialo andare. "
Ma un'altra voce diceva: "Niente è troppo difficile, devi provarci, devi farlo !
"Ma come? Rispose la piccola palma. "Nemmeno il vento mi aiuta. Sono sola nella mia debolezza non riuscirò mai a liberarmi da questa pietra."
"Non devi cercare di eliminarla, - continuò la voce - devi accettarne il peso. Vedrai che la tua forza crescerà"
Cosi la piccola palma smise di consumare energie per liberarsi della pietra e la accolse, come una nuova parte di sé, in mezzo alla corona dei getti sfranti e disseccati. Poi spinse le sue radici giù, nel terreno, per equilibrare il doppio peso con un doppio sostegno. Subito le radici incontrarono uno strato di roccia, ma la piccola palma non si arrese. Sfruttando ogni piccola crepa, le radici si incunearono, spinsero, si aprirono un varco. Finché passarono dall'altra parte della roccia.
E trovarono l'acqua.
Una vena d'acqua che da sempre cercava un modo per risalire alla superficie.
Adesso la piccola palma gliel'aveva dato, creando la sorgente che ha trasformato questo pezzo di deserto in un'oasi di ristoro, di benessere, di gioia.
La piccola palma ancorò le sue radici alla roccia, e quando fu sicura di essere abbastanza salda non le fu difficile, con tanta acqua a disposizione, crescere verso l'alto allargando i suoi rami a ventaglio intorno alla pietra, quasi a proteggerla.
Il suo tronco divenne sempre più robusto e l'energia che aveva trovato nella disperazione la fece crescere in altezza come nessuna altra palma era riuscita a fare ......
Oggi la pietra poggia sul suo cuore, ma è un contatto intimo e delicato. La palma sa che deve ringraziare la pietra per essersi trasformata, da una piccola palma qualunque, nella favolosa Palma della Pietra: la più bella palma del deserto."
La guida tacque, la mano ancora posata sul fusto della palma. Come una carezza. Il visitatore vide che aveva le lacrime agli occhi.
"Che strano uomo", pensò. Già gli era sembrato bizzarro che il proprietario di un'importante agenzia di viaggi si fosse offerto per accompagnarlo personalmente a vedere la Palma della Pietra. E poi, commuoversi così per un albero!
A meno che ..."Ma lei - gli chiese - come fa a conoscere tutte queste cose?
"Perchè sono io l'uomo che tentò di uccidere la Piccola palma. E, appena posso, vengo qui per stare un po' con lei.
E ogni volta lei mi parla e mi ricorda che il solo peso che rifiutiamo diventa insopportabile.
Ma quello che accettiamo diventa una parte irrinunciabile di noi stessi."
Germano squinzi


Un forte abbraccio
Filippo Palestrini