Quadrato
"FACCIAMO QUADRATO ATTORNO AL VERO CANE DI SAN BERNARDO"

di Giovanni Morsiani e Gianluigi Streparola
cisb


  Molti anni fa il compianto giudice, allevatore e studioso Roberto De Sanctis scrisse uno storico articolo per la rivista "Boxer" nel quale, in un momento di particolare stasi e difficoltà tecnica sia per i giudici che per gli allevatori, intendeva ribadire sinteticamente ma fermamente quali dovessero essere i "cardini di tipo irrinunciabili" per la razza. L'articolo era appunto intitolato "Facciamo quadrato attorno al Boxer" e, a quei tempi, fece scalpore ma al tempo stesso, come era nelle intenzioni dell'autore, colse nel segno, stimolando giudici ed allevatori ad un più consapevole ed approfondito studio sulla razza (i cui benefici non tardarono poi a manifestarsi). Alcuni anni fa, in vista degli innumerevoli seminari e congressi tecnici che il Club Italiano San Bernardo, come sua tradizione, da sempre organizza in collaborazione con la Fondazione Internazionale "Antonio Morsiani" di Studi sul Cane e con il sostegno dell'ENCI, pubblicammo sulla nostra rivista di club diversi nostri interventi tecnici in cui intendevamo fissare, una volta per tutte, gli "irrinunciabili caratteri di tipo" del San Bernardo, dai quali nessun giudice, né specialista né tanto meno all round, dovrebbe mai per nessun motivo derogare. Il tutto fra l'altro alla luce del nuovo Standard FCI del San Bernardo, in vigore da appena 3 anni (aprile 2004), frutto di un lunghissimo lavoro tecnico a livello internazionale in cui l'Italia ha avuto il ruolo di protagonista. Il nuovo testo, che potremmo definire giustamente "a maglia stretta", introduce finalmente importanti criteri di valutazione cinognostica e biometrica (cosa assai rara negli standards FCI, escluso quelli italiani), indirizzando con decisione la razza verso un tip odi bellezza veramente zootecnica, funzionale e di adattamento.
  In totale sintonia e nel pieno rispetto della tradizione classica della cosiddetta "Epoca d'Oro" del San Bernardo, ove il concetto etnico fondamentale di "cane da lavoro abbellito", forte, potente, di grande taglia, con fortissima impalcatura scheletrica, ad arti lunghi (distanza gomito-suolo sempre superiore o almeno uguale all 50% dell'altezza al garrese) e groppa orizzontale (angolo del coxale di 15/20° ca.), angoli del posteriore solo moderatamente chiusi, con habitus costituzionale di tipo "muscolare" (mai digestivo - ipertipismo, mai respiratorio - ipotipismo), di aspetto nobile con testa spigolosa e quadrata, tronco rettangolare e collo di buona lunghezza, dotato di eccellente movimento, grande dinamismo e resistenza alla fatica, era considerato prioritario da allevatori e giudici del tempo. Da rilevare che, oltre a tutto, il nuovo Standard recepisce in forma sintetica ma evidente i "Commenti allo Standard del San Bernardo" del Dr. Antonio Morsiani, considerati unanimemente dai più importanti giudici ed allevatori di tutto il mondo la "Bibbia del San Bernardo", pubblicati più volte dal CISB e dall'ENCI, tradotti e pubblicati in tutti i libri che trattano del San Bernardo. Essi costituiscono un vero patrimonio di scienza cinognostica applicata al San Bernardo, indispensabile per tutti coloro che, giudici o allevatori, intendano veramente calarsi nella vera conoscenza di questa antica e tecnicamente difficilissima razza.
  I citati "Commenti" sono da considerare nel loro genere un capolavoro insuperato per il dettaglio cinotecnico, corredati fra l'altro da migliaia di disegni esplicativi del testo, risultato di oltre un cinquantennio di approfonditi studi ed analisi del più importante studioso che la razza abbia mai avuto. Il disegno di profilo del "cane ideale" (che qui pubblichiamo) del Dr. Antonio Morsiani è stato ufficialmente adottato dalla FCI come indispensabile corollario esplicativo del nuovo Standard. Il "corpus" completo degli studi e dei disegni del Dr. Antonio Morsiani è a disposizione di chiunque desideri "conoscere" veramente il San Bernardo presso la Fondazione di Studi sul Cane di Bagnara di Romagna che porta il suo nome. Purtroppo siamo costretti, nostro malgrado, ancora una volta ad annotare che i giudici dell'ENCI abilitati al San Bernardo e gli aspiranti giudici, anche se sempre regolarmente invitati ed informati sia dal Club Italiano San Bernardo che dalla presidenza e direzione dell'ENCI, disertano con sistematica regolarità i tanti seminari e convegni di aggiornamento tecnico che come Club organizziamo più volte all'anno sia presso la sede stessa dell'ENCI che presso la citata Fondazione di Studi di Bagnara. Con inevitabili e logiche conseguenze sul corretto tasso tecnico dei giudizi che ogni settimana gli stessi giudici rilasciano nelle esposizioni di tutte le razze.
Ciò provoca grave nocumento alla nostra razza, ingenerando dubbi ed inevitabile disorientamento fra allevatori e proprietari che, quasi sempre, vedono il loro soggetto va valutato in modo diametralmente opposto nelle esposizioni generiche (sia nazionali che internazionali) e nei raduni o speciali di razza (ove il giudice è quasi sempre uno specialista).
  È questo un annoso problema, assolutamente mai risolto e che coinvolge probabilmente tutte le razze canine ma che fa logicamente sentire i suoi effetti più negativi laddove le razze, come nel caso del San Bernardo, sono più tipicizzate, richiedendo assoluta serietà di studi e di intenti, nonché vera concretezza negli approfondimenti ed aggiornamenti tecnici da parte dei giudici. Ci pare quindi opportuno invitare tutti i giudici ENCI abilitati al San Bernardo, sia quelli di prima nomina sia coloro che hanno "allargato" alla nostra razza sia i giudici "all round" che gli aspiranti giudici, a studiare meglio la razza frequentando i convegni di aggiornamento che sono organizzati principalmente per loro e, in definitiva, ad una maggiore attenzione ai criteri di giudizio da adottare, con particolare riferimento a quei caratteri imprescindibili di tipo, dai quali non si può prescindere, e che intendiamo qui sinteticamente ribadire. Facciamo questo anche nella nostra veste ufficiale di giudici formatori e specialisti della razza in Italia, oltre che di presidente e vicepresidente del Club Italiano San Bernardo (che festeggia proprio quest'anno i suoi 40 anni di fondazione), unico sodalizio ufficialmente riconosciuto dall'ENCI per il Cane di San Bernardo.
  L'Italia ha avuto la grande fortuna di poter contare per il San Bernardo su un livello di studi cinognostici che nessun altro paese del mondo può vantare: maggiore attenzione a questo inestimabile patrimonio che è disposizione di tutti, giudici ed allevatori, significa in definitiva dimostrare rispetto per la razza e per la sua storia ultracentenaria.
  Scopo dell'allevatore è quello di rendere massima la probabilità di selezionare i soggetti migliori. La sua Bibbia deve essere unicamente lo Standard di razza ed il relativo Commento, ogni deviazione da questa regola può provocare tali variazioni da mettere in serio pericolo l'essenza stessa della razza. Ricordandosi sempre che lo standard è comunque l'elenco dei capitoli di quel libro che poi soltanto i commenti ci aiuteranno a comprendere in profondità. Imparare a memoria lo standard dunque non significa automaticamente "conoscere la razza", ciò vale sia per gli allevatori che per i giudici. Gli studi genetici sulla razza, imperativi per gli allevatori che desiderino davvero "fare selezione", utili per i giudici che intendano rendere un buon servizio alla razza, sono la chiave per aprire la porta della sua vera conoscenza.
  Come giudici e allevatori di San Bernardo della FCI possiamo certo affermare di avere un gran vantaggio in quanto siamo oggi in possesso di uno standard morfologico che, grazie a precisi dati biometrici, ci offre un ottimo strumento di studio e lavoro in grado di imporsi scientificamente sugli altri standards (inglese ed americano), obsoleti ed empirici dal punto di vista cinotecnico e perciò non in grado di rispondere ad una corretta visione della vera morfologia e funzionalità della razza. Anche se una attenta lettura comparativa fra i tre standards del San Bernardo ci farà ad esempio scoprire che le corrette proporzioni testa-tronco-arti sono trattate giustamente allo stesso modo in tutti e tre i testi, con particolare riferimento alla distanza gomito-suolo e agli angoli del posteriore (che anche lo standard americano ribadisce chiaramente debbano essere rispettivamente sopra il 50% dell'altezza al garrese e solo moderatamente flessi, come si conviene in tutti i cani da montagna). E ciò è in aperto contrasto con una involuzione di tipo "caricaturale" che proprio molti cani di allevamento americano (per fortuna non tutti) hanno inspiegabilmente avuto negli ultimi decenni, attestandosi morfologicamente su soggetti con teste rotondeggianti, tartufi piccoli e non spigolosi, musi esageratamente raccorciati (sotto il 36% della lunghezza totale della testa, come prescrive lo Standard), tendenza alla doppia convergenza, scheletro facciale ridotto, cranio piatto con presenza di rughe, denti di piccole dimensioni, colli in genere piuttosto corti, tronchi tendenzialmente quadrati con groppe troppo inclinate ed angoli del posteriore super flessi (da pastore tedesco), avambracci sempre cortissimi con distanza gomito-suolo molto inferiore al 50% dell'altezza al garrese, toraci a forma di botte che possono anche oltrepassare il gomito, tendenza all'adiposità ed alla lassità dei tessuti (il che rimanda al linfatismo diretta conseguenza dell'habitus costituzionale di tipo digestivo da considerare patologico in questa razza).
   Questi cani dunque non solo non sono in sintonia col tipo classico di San Bernardo, descritto dallo standard FCI, ma DIVERGONO TOTALMENTE ANCHE DAL LORO STESSO STANDARD, il che rappresenta una vera e propria anomalia selettiva alla quale allevatori, tecnici e giudici americani sono chiamati a porre pronto rimedio.
  Scopo del giudice in esposizione invece, è certamente quello di mettere in luce i migliori soggetti affinché gli allevatori ne possano attingere per proseguire quel miglioramento genetico iniziato agli albori del XIX secolo.
  Ebbene questo è quello che dovrebbe sempre succedere ma purtroppo spesso tutto ciò rimane soltanto a livello di pura utopia.. Basti questa semplice riflessione : se non esistessero le mostre speciali e i raduni di razza, ove in genere viene correttamente applicato lo Standard FCI da giudici specialisti aggiornati tecnicamente, cosa ne sarebbe del nostro Gigante Alpino? Avremmo semplicemente la nascita di una nuova razza di Cani di San Bernardo "bonsai", al di fuori del nostro standard (che tutti, allevatori e giudici, dovremmo sempre rispettare) con passaporto non europeo e non FCI.

Tutto ciò accade per una concomitanza di fattori:
a) Conseguenza della globalizzazione anche in cinofilia, con introduzione in Italia e in altri paesi europei di cani provenienti da paesi non aderenti alla FCI, nei quali, come abbiamo visto, la razza si è involuta in tipologie spesso caricaturali e potenzialmente patologiche (in netto contrasto persino coi loro stessi standard di riferimento) e comunque lontane anni luce dal tipo di cane funzionale e da lavoro di derivazione classica descritto nell'attuale standard FCI.
b) Una non perfetta conoscenza dello standard morfologico e soprattutto un deprecabile mancato approfondimento dei commenti allo standard da parte di molti giudici, soprattutto se non specialisti, accentuato dal disinteresse per le iniziative di aggiornamento tecnico che il club, nel comune interesse di una corretta conoscenza sulla razza, da sempre porta avanti attraverso continui seminari, convegni e congressi a carattere tecnico.
c) Allevatori o presunti tali che, per motivi non ben precisati, dimenticano che il San Bernardo appartiene al 2° gruppo delle razze canine (guardia, difesa, utilità) e non al 9° gruppo (compagnia).

Noi del Comitato Tecnico del CISB siamo ormai esasperati dalle lamentele di tanti soci che, soprattutto negli ultimi tempi , si vedono declassare i loro cani solo perché portatori di un leggero prognatismo oppure perché nel piccolo ring di un'esposizione generica non perseverano nel trotto ma preferiscono il galoppo o, ancor peggio, non posseggono il PM1 e ancora perché non stanno nel quadrato, o hanno arti "lunghi" e groppe "orizzontali".
  Da questi piccoli esempi ci si rende conto che troppi giudici non solo non sono a conoscenza del nuovo standard FCI in vigore dal 1°aprile 2004 (peraltro tradotto dal Dr. Giovanni Morsiani, pubblicato dall'ENCI e poi inviato a tutti i giudici) ma dimostrano di ignorare i cardini del tipo nella razza, in quanto il leggero prognatismo (cane convergente) è considerata dentatura normale nel San Bernardo e la mancanza del PM1 è ammessa dallo standard. Il San Bernardo poi, per la sua tipica costruzione di cane da montagna, con groppa orizzontale ed arti lunghi moderatamente angolati che gli consentano congrua spinta in salita e possibilità di muoversi senza fatica su neve alta, è senza ombra di dubbio un galoppatore fondista e se la lunghezza del tronco supera del 12-15% l'altezza al garrese (cane nel rettangolo, come prescritto dallo standard), non può certo stare in un quadrato (tendenza invece dei San Bernardo "bonsai" già citati).
  Sorvoliamo pure sul concetto di Nobiltà (fondamentale nella razza), che comporterebbe da solo una trattazione complessa in cui la testa e l'espressione giocano un ruolo preponderante, soprassediamo pure al fatto che la Nobiltà possono vederla solo coloro che sono veramente molto vicini alla razza, il CISB però non tollera più giudizi che nulla hanno a che vedere con lo standard di razza approvato dalla FCI. Noi tutti siamo allevatori e giudici della FCI ed in quanto tali dobbiamo rispettare gli standard e le regole della FCI.

Chi giudica il San Bernardo, a qualsiasi livello, dovrà quindi tenere ben presente almeno alcuni concetti di fondamentale importanza:
1°) Tipo di testa con la sua spigolosità, i suoi muscoli facciali piatti su un supporto scheletrico importante, il portamento dei padiglioni auricolari che contribuiscono a dare alla parte superiore della testa la caratteristica angolosità, l'assenza di rughe o meglio la presenza delle stesse quasi impercettibili e in ben definite posizioni solo a livello degli archi sopraccigliari e delle arcate sopraorbitarie, il tartufo largo e ben squadrato, i masseteri mai carichi, l'occhio sempre e tassativamente di forma romboidale e sempre in posizione sub-frontale (15° ca. linea dell'orizzonte con la rima palpebrale), presenza di linee virtuali che passanti per determinati punti di repere, disegnano una serie di figure geometriche ben definite, disgiunzione labiale tendenzialmente a forma di U rovesciata, diretta conseguenza di un piatto mandibolare ampio e con canini ben distanziati e divaricati esternamente, cerchio inscritto nel muso (di profilo) avente lo stesso raggio di curvatura del cerchio inscritto nel cranio, piattaforma anteriore del muso piatta ed amplissima a forma di trapezio isoscele rettangolo (si vedano i commenti allo standard del Dr. Antonio Morsiani), muso con facce laterali parallele e mai coniche o restringentesi verso la punta, canna nasale rettilinea (la canna nasale montonina va penalizzata) e margine supero-anteriore del tartufo posto sulla verticale del muso, mai protruso in avanti soprattutto se associato a muso conico (ipotipismo) o troppo arretrato con eccessivo accorciamento dello stesso - sotto il 36% prescritto (ipertipismo).

2°) Grandezza nel formato ricordando che siamo in presenza del Gigante delle razze canine. Dunque grande evoluzione corporea con importante superficie corporea esposta e volumi adeguati.

3°) Massima altezza al garrese (lo standard recita fino a 90 cm ed anche oltre purché venga rispettata l'armonicità). La grande taglia, naturalmente, non deve mai essere intesa come una caratteristica fine a se stessa o finalizzata a stupire. Il concetto di grande taglia DEVE ESSERE INTESO IN SENSO ZOOTECNICO, cioè funzionale al tipo di lavoro che il cane dovrebbe svolgere. Un cane di grande statura ma con armonici rapporti taglia-volume-peso, adeguata muscolatura ed importante impalcatura scheletrica, con costruzione corretta e giuste angolature e proporzioni, potrà usufruire di un movimento fluido, sciolto e potente e soprattutto redditizio e durevole come si conviene ad un grande cane da lavoro. L'assioma cane grande = cane che si muove male è negato non solo dalla corretta cinognostica applicata ai grandi molossoidi come il San Bernardo, ma dall'osservazione stessa degli animali in natura. Come giustamente scrive nel suo bel libro sul Bracco Italiano l'amico Giuseppe Colombo Manfroni: "forse che un maiale, essendo più piccolo di statura di un cavallo, muove meglio di questi?" Nulla di più vero e ciò vale anche per il nostro San Bernardo. Pretendere quindi di "nanificare" la razza demolendone con errata selezione, nel nome di una pretestuosa "sanità" che caratterizzerebbe solo i cani medi o piccoli, la secolare spinta genetica verso la grande taglia, essenziale per il lavoro, è un clamoroso errore zootecnico che si riverbera purtroppo su tutto l'allevamento del San Bernardo e sulla sua attuale evidente decadenza.
L'equazione cani grandi = cani "mostri" è dunque negata non soltanto dalla storia della razza (l'elenco dei soggetti di grande statura famosi per la loro bellezza funzionale ed il loro corretto movimento potrebbe riempire le pagine di un intero libro), ma dalla corretta applicazione in selezione delle leggi incontrovertibili dei rapporti armonici fra le varie regioni anatomiche, dalle corrette ed appropriate angolature e proporzioni che possono rendere un "gigante compensato" come è il nostro San Bernardo un vero atleta pesante, con l'agilità e la reattività di un peso medio ma ovviamente con una maggiore potenza e resistenza alla fatica, in grado di muoversi con facilità avendo un baricentro ben distante dal terreno (arti lunghi e grande taglia) e con un quadrilatero di sostegno non troppo largo e dunque con quella giusta dose di instabilità che stimolerà un fisiologico dinamismo nel cane. In pratica un pesante mesomorfo, con forte attitudine al moto. Indubbiamente più difficile da allevare di tanti cani che per la loro mediocrità in taglia e tipo costituiscono la meta zootecnica massima di chi non ha veramente a cuore il vero San Bernardo, ma possibile da ottenere (gli esempi sono tanti e sono i prototipi della razza che ne hanno decretato il successo secolare) con una consapevole selezione non finalizzata al lucro.

4°) Assenza di adiposità, penalizzando fortemente i soggetti linfatici e con rughe e lassità dei tessuti. Ciò consegue direttamente ad un habitus costituzionale di tipo digestivo, assolutamente patologico e deleterio per la razza. Il San Bernardo deve essere caratterizzato da asciuttezza generale e sobrietà di pliche.

5°) Atleticità. Per i motivi già esposti parlando della grande taglia.

6°) Movimento. Si tenga ben presente che un San Bernardo costruito con i dettami sopra elencati, farebbe comunque spossare il suo conduttore dopo pochi giri di ring perché anche con il trotto, andatura questa che sicuramente non gli è congeniale, coprirebbe una cospicua distanza.
È specialmente su questo ultimo punto che molti giudici si lasciano abbagliare preferendo a costruzione e movimento tipici di razza, il movimento di altre razze come il pastore tedesco che possiedono un trotto particolarmente spettacolare ma tipico di quella razza e che non si dovrebbe mai prendere come esempio di "movimento assoluto" da applicare a tutte le altre razze, incluso il San Bernardo. Per ottenere nel San Bernardo un trotto da pastore tedesco è necessario così alterarne la costruzione, modificando la groppa con un'inclinazione di oltre 25° e fino a 45°, angoli tibio-tarsici chiusi, posteriori fuori di sé, torace che oltrepassa i gomiti, arti corti (con avambracci sotto il 30% dell'altezza al garrese), perfetta fotografia del "San Bernardo" fuori dallo standard FCI e, come già detto, non descritto da nessuno standard, neanche da quello americano.

Concludendo e riassumendo quindi:

a) Proporzione ideale tra altezza al garrese e lunghezza del tronco 9:10

b) Distanza suolo - gomito >50%( arti lunghi)

c) Distanza gomito-garrese 50%-45%

d) Lunghezza del cranio circa il 64% della lunghezza totale della testa

e) Lunghezza del muso circa il 36% della lunghezza totale della testa.

f) Assoluta convergenza degli assi cranio facciali.

  Tutto ciò rappresenta molto sinteticamente l'essenza del Cane di San Bernardo: ogni deviazione da questi parametri fondamentali di valutazione deve obbligatoriamente sempre e comunque comportare un giudizio totalmente negativo in esposizione.
  A noi tecnici, allevatori e giudici specialisti il compito di continuare il nostro percorso di studio e ricerca di tutta una vita, a coloro che sapranno accostarsi col dovuto rispetto al San Bernardo la consapevolezza di iniziare col giusto passo il percorso affascinante nella storia secolare di questa magnifica razza.

Dott. Giovanni Morsiani
Presidente del Club Italiano San Bernardo
Giudice specialista formatore internazionale
Presidente del Comitato Tecnico della razza
Dott. Gianluigi Streparola
Vicepresidente del Club Italiano San Bernardo
Giudice specialista internazionale
Vicepresidente del Comitato Tecnico della razza

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