Quadrato
"CONTINUANDO A FARE QUADRATO ATTORNO AL VERO CANE DI SAN BERNARDO"

di Giovanni Morsiani

Convegno tecnico Internazionale FORUM
del 26/6/2009 di Bagnara di Romagna.
cisb


Premessa

  Alla luce dell'ultimo convegno tecnico internazionale del FORUM svoltosi a Bagnara di Romagna il 26/6/2009 presso la Fondazione Internazionale di Studi sul Cane "Antonio Morsiani", alla presenza del Presidente FCI, lo svizzero Hans Muller e dei principali Presidenti, Vice Presidenti ed alti dirigenti dei Club San Bernardo di tutto il mondo (Svizzera, Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Danimarca, Finlandia, Russia, Gran Bretagna, Sud Africa, Costarica, Colombia, ecc., oltre all'Italia), si è ribadito in modo definitivo e categorico il ruolo insostituibile dello Standard Svizzero FCI per il Cane di San Bernardo. Si sono pertanto gettate le basi per una corretta e sistematica applicazione a livello internazionale e non solo europeo, dello standard originario svizzero adottato dalla FCI (nella sua ultima versione del 1 aprile 2003 riscritta secondo i moderni criteri della Cinognostica applicata alla razza) e che delinea il vero tipo di San Bernardo così come esce dai suoi quasi 140 anni di storia ufficiale.. Ogni deviazione da questo tipo dovrà sempre essere considerata non pertinente e totalmente declassante a livello di giudizio morfologico ed inoltre da bandire sul piano della riproduzione. Il convegno ha determinato in tutti i presenti, anglosassoni compresi, il convincimento unanime che certe deviazioni nel tipo di San Bernardo oggi presenti sia in Italia che nel resto d'Europa (superficialmente e impropriamente denominate di "tipo americano"), non possono essere considerate tollerabili e pertanto devono essere escluse dalla selezione e definitivamente declassate in esposizione. Anche perché in netto contrasto con tutti gli standard della razza, standard americano incluso (in realtà quest'ultimo presenta un testo molto simile a quello della FCI, soprattutto quando descrive le corrette proporzioni). A questo proposito durante il convegno si è posto l'accento sugli aspetti deteriori a livello ormonale che sempre caratterizzano tali improprie deviazioni morfologiche, incidendo negativamente sulla salute complessiva del cane e in definitiva sulla sua longevità. Va rilevato infatti che il San Bernardo, così come delineato dallo Standard FCI, è un cane da lavoro asciutto, ad arti lunghi, groppa orizzontale, angoli del posteriore moderati, con forte dinamismo, resistente alla fatica, con muscolatura potentissima e scarsità di pelle in eccesso (habitus costituzionale muscolare), mentre le deviazioni su menzionate configurano al contrario soggetti bassi sugli arti (avambracci corti o cortissimi e distanza gomito-suolo inferiore anche di molto al 50% dell'altezza al garrese), con groppe molto inclinate e posteriori superangolati i quali determinano una costruzione ed un movimento da pastore tedesco che nulla hanno a che vedere con un tipico cane da montagna. Inoltre questi soggetti, salvo rare eccezioni, manifestano evidente linfatismo e quindi lassità dei tessuti, tendenza al sovrappeso, addome rilassato, rughe marcate e scarsa resistenza alla fatica (habitus costituzionale digestivo) e, da inconfutabili dati statistici presentati proprio durante il convegno, vita più breve del 10-20% rispetto ai modelli FCI (maggiore incidenza di dilatazioni e torsioni gastriche, maggiore incidenza di malattie a carico dell'apparato cardio-circolatorio, senilità precoce, maggiore incidenza di tagli cesarei, minore durata della vita riproduttiva, ecc.). Durante il convegno Kevin Young, presidente del club sudafricano, ha presentato uno studio di assoluto interesse da lui condotto personalmente nell'arco di tre mesi sulla resistenza alla fatica in montagna (Ospizio del Gran San Bernardo e territorio alpino circostante) del cane di San Bernardo. Lo studio è stato realizzato sotto l'egida della Fondazione Barry di Martigny di cui era presente il Dr. Carroz, responsabile scientifico. Dal menzionato lavoro, che ha comportato trekking in alta montagna utilizzando le due tipologie di San Bernardo già evidenziate, è risultato con estrema chiarezza che i cani con tipologia asciutta, groppe orizzontali ed arti lunghi (Standard FCI) hanno una resistenza alla fatica in montagna quasi doppia rispetto ai cani con caratteristiche opposte (arti corti, groppe avvallate, linfatismo, ecc.) più lenti ed impacciati e quasi subito stanchi. Nei cani di tipo FCI l'acidosi lattica si presenta quindi più tardi e il cane mostra tempi di recupero più brevi rispetto ai soggetti dell'altro tipo. Comunque, per una sempre migliore comprensione del problema e per mettere, se possibile, una "pietra tombale" su questo annoso argomento che, anche se da tempo sarebbe da considerare tecnicamente ormai acquisito e non più discutibile, ritorna ogni tanto d'attualità a causa dei troppi giudizi errati o impropri (in barba allo Standard FCI) emessi da giudici all rounders e non solo, pensiamo di far cosa gradita agli appassionati pubblicando integralmente un articolo di qualche tempo fa ad opera di Giovanni Morsiani. Il testo contiene di fatto la risposta ad alcuni commenti di un giudice americano (Horst Vogel) dopo la pubblicazione sul nostro sito del famoso studio "Facciamo quadrato attorno al vero cane di San Bernardo" di Giovanni Morsiani e Gianluigi Streparola, poi pubblicato ufficialmente anche dall'ENCI su "I Nostri Cani" e adottato dalla FCI . Ovviamente l'intento dell'autore, pur nel rispetto dei gusti e delle opinioni di ciascuno, è esclusivamente quello di fare l'interesse della razza in sintonia non solo coi dettami ufficiali dell'ENCI-FCI, ma soprattutto con l'ortodossia scientifica e storica che, da sempre, ha caratterizzato l'opera illuminata dei grandi studiosi e allevatori del passato di cui, noi del CISB, abbiamo raccolto la preziosa eredità culturale.

"EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA" ovvero risposta a Horst Vogel - USA, "continuando a fare quadrato"

Dopo aver letto quanto scrive un certo Horst Vogel (l'ho conosciuto anni fa ad una riunione dei giudici WUSB ma nè il suo volto nè le cose che mi disse francamente mi sono rimaste impresse) sul Saint Fancier in risposta, almeno secondo le sue intenzioni, ed in "difesa" , sempre secondo le sue intenzioni, del San Bernardo cosiddetto "americano" dopo il nostro articolo "Facciamo quadrato attorno al vero San Bernardo", non posso fare altro che compiacermi per il risultato ottenuto oltre che, naturalmente, per il fatto che, e le attuali circostanze lo dimostrano, la nostra idea di "fare quadrato" mai come ora si è rivelata giusta ed opportuna. Era infatti ormai troppo tempo che il problema di questa evidente "dicotomia" FRA CANI COSIDDETTI "EUROPEI" E CANI COSIDDETTI "AMERICANI" si stava più o meno sommessamente trascinando, senza che nessuno osasse prendere finalmente una posizione ufficiale e tecnicamente sostenibile. Ci voleva evidentemente qualcuno che, come si suol dire, "prendesse il toro per le corna", affrontando il tema in modo diretto ed a carte scoperte. Ciò abbiamo inteso mettere in atto il sottoscritto e l'amico Dr. Gianluigi Streparola, chiarendo, dal nostro punto di vista, le priorità selettive, morfologiche e di tipo della nostra razza, alla luce di decenni e decenni di studi ed esperienze col San Bernardo e del nostro bagaglio di conoscenze storiche e tecnico-scientifiche, frutto di intensi studi ed approfondimenti di anni nel vivo della realtà genetica e morfologica della razza.

Giocando però appunto "a carte scoperte", mettendo quindi "sul piatto" la propria dotazione di "carte buone" (la Cinognostica applicata alla razza, una disciplina scientifica composita di cui forse il sig. Vogel e purtroppo tanti altri giudici abilitati anche della FCI non conoscono nemmeno l'esistenza), si scopre inevitabilmente il valore degli avversari e se sono in grado o meno di "sostenere il gioco con carte altrettanto buone" o se, invece, stanno "bluffando" per mascherare in qualche modo la propria incapacità di sostenere la partita (leggasi pertanto come non conoscenza tecnica della razza).

Ed infatti, come volevasi immaginare, il sig. Vogel (a nome proprio e non certo del club americano) è caduto ingenuamente nella rete di chi si sente "offeso" o, peggio, di chi sente che una propria idea sia stata "offesa", senza essere in realtà in alcun modo stato oggetto di dileggio nè diretto nè tanto meno indiretto. Un comportamento questo da "bimbo che ha "rubato" la marmellata" e che, anche se nessuno l'ha chiamato in causa, tenta in qualche modo di giustificarsi.

Con la sua "risposta" , ben definita dal celebre detto latino "excusatio non petita accusatio manifesta" (lascio la traduzione a chi, anche qui in Italia, s'affretta servilmente a tradurre ogni più piccola riga sul San Bernardo, purché scritta oltreoceano, quasi fosse ogni volta una pagina del Vangelo da contrapporre agli "Anticristi" che poi saremmo noi) così piena di gratuito livore tendente a supportare le proprie argomentazioni non con concreti argomenti cinotecnici (come sarebbe doveroso) ma piuttosto con inaccettabili denigrazioni degli autori (Giovanni Morsiani e Gianluigi Streparola) nell'intento puerile di screditarne le persone e così in qualche modo l'autorità ed autenticità di pensiero, il sig. Vogel manifesta in realtà in modo chiaro quel "complesso di inferiorità tecnica e scientifica tipicamente americani" nei confronti prima di tutto della Scuola di Cinognostica Italiana e poi anche degli allevatori e giudici europei (peraltro non tutti esenti da difetti e colpe anche gravi). Tale atteggiamento tradizionalmente caratterizza da molto tempo una certa parte (non tutti per fortuna) degli allevatori e giudici americani i quali, con questa loro "americanizzazione" del tema in realtà nascondono la loro incapacità di affrontare qualsiasi anche minimo dialogo cinotecnico. Essi purtroppo si trovano sempre a mal partito quando devono, prima o poi, argomentare in modo ortodosso scientificamente i perché ed i "percome" delle loro scelte selettive che dovrebbero scaturire da una vera conoscenza zootecnica e genetica della nostra razza, soprattutto in rapporto alla sua funzione, alla sua salute ed alla sua morfologia. E così la "buttano sul personale", alzando cortine di nebbia ricche di false e tendenziose informazioni, clamorose inesattezze (il sottoscritto, tanto per essere precisi, ha giudicato diverse volte negli USA, a San Diego e Saint Louis per esempio, ho tenuto persino una conferenza cinotecnica in occasione del centenario del club americano nel 1988 a Denver, ho visitato 5 volte il Westminster Show di New York, l'esposizione dei campioni, l'ultima volta 3 anni fa - sarebbe un po' come il nostro mondiale o europeo FCI - e soprattutto vedo e giudico il materiale canino che sia qui in Italia che in alcuni paesi europei viene importato dagli USA). Ovviamente le false informazioni di tipo personale scritte da Horst Vogel non incantano più nessuno, facendo apparire il suo solo un maldestro tentativo. Anche perché le due persone citate (Morsiani e Streparola) sono da moltissimi anni sulla breccia della razza, sia come giudici specialisti che allevatori, oltre che da sempre impegnati sul fronte assai complicato degli approfondimenti tecnici e scientifici sul San Bernardo. E poi perché il nostro articolo non cita nè denigra in alcun modo i cani "americani", non fa nomi nè cita dati inesatti o tendenziosi. Non è nemmeno il frutto di opinioni altrui, anche se il riferimento ovvio agli studi irripetibili ed unici del Dr. Antonio Morsiani non è solo un fatto indispensabile ed utile, ma è per noi motivo di particolare orgoglio e consapevolezza.

Non mi dilungherò quindi a "difendere" il Dr. Streparola ed il sottoscritto come persone (non ne abbiamo alcun bisogno), mi preme però ribadire che il sig. Vogel ha fatto un vero e proprio "buco nell'acqua" dal punto di vista tecnico, confondendo gli standards morfologici coi loro commenti (evidentemente non ne conosce le prerogative e gli scopi), ritenendo che il nostro articolo volesse in qualche modo "colpire" lo standard americano che invece nel nostro articolo appare non solo completamente rivalutato ma bensì correttamente interpretato. Come abbiamo infatti più volte avuto modo di scrivere il vero problema del Cane di San Bernardo non sono i suoi standard (i quali, se attentamente comparati, risultano in realtà piuttosto simili descrivendo in pratica gli stessi modelli e ribadendo tale concetto nei relativi commenti), ma in realtà sono proprio le DEVIATE INTERPRETAZIONI DI QUEGLI STANDARD che, in alcune parti del mondo, Stati Uniti inclusi, SI DISCOSTANO ORMAI ALQUANTO DAI MODELLI MORFOLOGICI DESCRITTI NEI LORO STESSI STANDARD NAZIONALI DI RIFERIMENTO. In pratica quei cani cosiddetti "americani", linfatici, coi loro arti corti, con le loro groppe avvallate, i loro posteriori superangolati, con la loro costruzione e movimento da "pastore tedesco", per non parlare dei musi troppo corti, della tendenza al sovrappeso, della bassa statura, ecc. ecc., SONO LONTANI ANNI LUCE PROPRIO DAL LORO STESSO STANDARD, non solo dal nostro standard FCI. Sono lontani anni luce proprio da quello standard "antico ed originario" che il sig. Horst Vogel, anche giustamente, s'infervora tanto a difendere rimarcando che gli americani non hanno mai voluto cambiarlo, senza accorgersi in realtà che, nel frattempo, sono stati proprio i cani in America a "cambiare", in alcuni casi diventando dei "nanerottoli quasi acondroplasici inabili al lavoro e poco longevi che starebbero sotto la pancia persino del vecchio Barry I°". Nessuno dei cani della GOLDEN ERA (L'Epoca d'Oro della Razza) per non parlare poi di quelli del vecchio Schumacher, di Kunzli, di Carl Steiner, di Blosch e di tanti altri allevatori pionieristici , belli o brutti che fossero, HANNO MAI AVUTO GLI ARTI CORTI, LA GROPPA AVVALLATA, IL MUSO RACCORCIATO DA BULLMASTIFF, IL POSTERIORE SUPERANGOLATO, LE RUGHE FIN SUGLI OCCHI come hanno invece una parte dei cani allevati negli USA (da Titan von Mallen, che era un nano rotondeggiante degli anni Sessanta con avambracci da Dogue de Bordeaux, fino ai cani di oggi e alcuni loro derivati qui in Europa (Olanda, Belgio, Norvegia ed in parte Svezia). Negare tutto ciò significa purtroppo "negare l'evidenza". Basterebbe, per esempio, venire in Fondazione a Bagnara a vedere la nuova sala storica ove presentiamo i 140 anni circa di storia della razza attraverso un grande pannello che contiene le foto dei maggiori prototipi della razza dall'approvazione del primo standard svizzero ad oggi. Vedere per credere. Chi scrive ha giudicato San Bernardo in 4 diversi Continenti e circa in una trentina di nazioni e ciò gli ha consentito di "avere il polso" della situazione morfologica internazionale della razza. D'altra parte basta prendere in mano e sfogliare un libro di allevamento svizzero o tedesco, ma anche americano o inglese, dei primi decenni del Novecento per accorgersene immediatamente. I cani avevano tutti, almeno nella costruzione e nelle proporzioni, lo stesso modello. Quando mio padre, il Dr. Antonio Morsiani, disegnò il cosiddetto "cane di tipo americano" una trentina d'anni fa, il fenomeno involutivo del San Bernardo negli USA era ancora in una fase iniziale. Eppure, causa una fortissima consanguineità operata per molti anni proprio sul citato Titan von Mallen (che è stato purtroppo uno dei principali protagonisti di tale involuzione non zootecnica), già se ne stava consolidando l'errata interpretazione morfo-funzionale che allontana in realtà il nostro San Bernardo da quella "bellezza di adattamento e zootecnica" la sola che serva al cane, di qualsiasi razza sia, per svolgere meglio il suo lavoro. Ed il San Bernardo è e deve restare un "cane da montagna", con arti lunghi, tronco rettangolare, groppa orizzontale, posteriore solo moderatamente angolato (il che non vuol dire "dritto" o peggio "impalato") avambracci lunghi e generale asciuttezza e sobrietà di pliche, con fortissima muscolatura ed impalcatura scheletrica di sostegno tali da renderlo un "animale dinamico come il cavallo", non un pigro e corpulento "maiale" che è certamente molto più piccolo del cavallo ma, rispetto a quest'ultimo, non certo dotato di miglior movimento! Ed è un clamoroso errore, dunque, ritenere che un San Bernardo di grande statura se ben costruito e proporzionato non possa muovere perfettamente così come un cane piccolo e sproporzionato con cattiva costruzione muoverà certamente male.

Se poi, come sostiene il sig. Vogel, non tutti i San Bernardo "americani", a seconda dello stato USA in cui vengono allevati o piuttosto se provengono dalla East, Middle o West Coast, rispecchiano in realtà il tipo di cane "deviato" da noi descritto, allora vuol dire che nel nostro testo non solo affermiamo il vero ma che lui, in fondo in fondo, la pensa proprio come noi. Ciò alla fine è consolante, se è vero che l'ENCI, il Kennel Club Italiano, l'ha approvato, fatto suo e pubblicato nel numero di giugno 2007 del suo organo ufficiale I Nostri Cani, che il presidente FCI Hans Muller ci ha chiesto di realizzarne una sintesi (oggi già pronta) da presentare ai giudici all rounders FCI, che la stragrande maggioranza dei clubs europei (Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Danimarca, Slovenia, Repubblica Ceca, Lettonia, Russia, Ungheria, Finlandia, ecc.) e molti extra-europei (Sudafrica, Canada, Venezuela, Costarica, Messico, ecc.), per non citarne che alcuni, l'hanno sottoscritto e pubblicato integralmente o citato nei loro bollettini. Questa nostra opinione sulla razza e sulla sua situazione morfo-funzionale attuale a livello mondiale NON È SOLO QUINDI UNA NOSTRA PERSONALE OPINIONE MA RISPECCHIA IL GENERALE PENSIERO DEL SAMBERNARDISMO INTERNAZIONALE, per questi non piccoli motivi DOVREBBE ESSERE RITENUTA UN'OPINIONE RISPETTABILE, SOPRATTUTTO IN UN PAESE COME GLI USA CHE INTENDE SPESSO ERGERSI A PALADINO DELLA LIBERTA' DI PENSIERO ED ANCHE ELLA DEMOCRAZIA. E poi non si deve mai dimenticare che la razza è autoctona svizzera e che questo paese, fino a prova contraria, fa parte dell'Europa e della FCI. Noi tutti siamo paesi aderenti alla FCI e dunque adottiamo lo standard originale svizzero FCI che descrive un cane TOTALMENTE DIVERSO PER TIPO E COSTRUZIONE da quello cosiddetto "americano" così maldestramente difeso da Horst Vogel. E, come abbiamo visto, neppure "difeso" dallo stesso standard americano. Come noi italiani assistiamo da tempo alla progressiva "americanizzazione" di molti nostri usi e consumi (oggi sfociata in una più ampia "globalizzazione" che tende di fatto a cancellare le specificità), tollerando pazientemente chi, turista USA e non, si sieda a tavola, ad esempio, bevendo il latte mentre mangia il pesce o una buona fiorentina con la coca-cola o mettendo il ghiaccio nel vino rosso magari sedendosi a tavola con il cappello da cowboy in testa, al tempo stesso consentiteci, cari amici americani, caro sig. Horst Vogel, di goderci il nostro "europeissimo" Cane di San Bernardo nel modo che riteniamo migliore, grande, imponente, atletico, dinamico, funzionale, coi suoi arti lunghi, nobile e indimenticabile nell'aspetto esteriore ed in quello interiore, senza "americanizzarci" anche questo tipico "prodotto" dell'antica cultura mitteleuropea ed occidentale, senza "nanificarlo" ingiustamente pretendendo poi di imporne come modello da seguire, e persino a noi europei che lo abbiamo creato, la morfologia deviata soltanto perché "made in USA". Molte razze molossoidi europee (l'alano, il mastiff, il dobermann, il boxer, il terranova, il dogue de bordeaux, ecc.) sono state purtroppo "americanizzate" e "standardizzate" nel corso del tempo negli USA, creando un solco insuperabile fra il tipo originario europeo FCI e quello in voga negli USA. E' un'operazione antistorica assolutamente non condivisibile che nulla ha a che vedere con la zootecnia e che per nessuna ragione potremo mai accettare.

Nessuno di noi, cari supporter di questa tipologia deviata, "vuole fare la guerra", non dovete pretendere però che rimaniamo passivamente ad assistere al progressivo disfacimento morfologico della nostra razza, da qualsiasi parte esso provenga, inclusa l'Europa. Anche se alcuni membri della mia famiglia erano già andati da alcuni secoli alle Crociate quando Cristoforo Colombo scopriva l'America, noi tutti siamo "gente pacifica" che però non ha mai dimenticato nè tanto meno rinnegato le proprie origini. Sappiamo pertanto essere "bellicosi" nella giusta misura ogni volta che le circostanze ce lo impongono.

Così come anche Andy Warhol non ha mai rinnegato ed ha sempre rispettato la grande, inarrivabile lezione del Rinascimento italiano ed europeo nell'Arte, vi chiediamo quindi, cari amici sambernardisti americani, americanisti e non, di condividere o quanto meno di rispettare il nostro pensiero zootecnico legato al San Bernardo, che si richiama a quei maestri dell'allevamento della Golden Era il cui insegnamento è giunto fino a noi, ultima propaggine culturale di un "Rinascimento cinotecnico del San Bernardo" a cui nessuno, che gli piaccia o meno, potrà mai sottrarsi.

Prof. Giovanni Morsiani
Presidente del Club Italiano San Bernardo
Presidente del Comitato tecnico del CISB
Membro permanente del FORUM e della WUSB
Giudice specialista formatore internazionale
Titolare dell'All.to "Del Soccorso" fondato nel 1939

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